Irricevibile, improponibile, in una parola inaccettabile,è da considerare, almeno nella parte iniziale l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, “Lo ius cultura soltanto se c’è una reale integrazione”.
In apertura il cattedratico in quiescenza riassume i contenuti della legge, che “si propone di dare la cittadinanza italiana a tutti i giovani immigrati minorenni, anche non nati nella Penisola”, che abbiano frequentato con profitto [cioè siano stati giudicati con la sufficienza a nessuno negata] qui da noi un ciclo scolastico di 5 anni [scuola già detta elementare] o un corso di formazione professionale triennale”.


Galli ripete la convinzione, in precedenza già espressa, “sia un precipuo [ohibò, si scomoda un aggettivo di uso solo dotto] interesse dell’Italia avere cittadini di origine diverse da quelle tradizionali del nostro Paese, immigrati o figli di immigrati”. In questo modo, assolutamente geniale, è destinato ad essere risolto, o meglio superato, lo spaventoso problema della denatalità. Forse a Galli è sfuggito il rapporto demografico ISTAT 2019, secondo cui in Italia si è peggiorato di circa 5 mila bambini in meno il record negativo segnato nel 2018.


L’editorialista, tanto per assumere l’immancabile veste politica, lanciando una critica infondata e insensata, accusa di “pura ridicolaggine” la tesi dell’opposizione di destra e leghista sui calcoli fatti dalla sinistra sullo strumentale utilizzo dei nuovi elettori.


Anche se per un breve lasso miracolosamente illuminato dalla logica e dal buon senso, l’ex collega si apre, nel momento centrale della nota, ad osservazioni tutt’altro che peregrine. Si chiede infatti se sia possibile “accettare il sistema di vita e i valori caratterizzanti di una società, senza praticarli sia pure in parte” e trae una conclusione, in fondo elementare, che “si è realmente integrati “ solo se si praticano e fanno propri “un sistema di vita e i valori di una società”.


Riconosce, poi, senza attribuire la responsabilità unica ai 2 partiti politici egemoni, DC e PCI, che “la scuola italiana non ha assolutamente un’impronta identitaria”, cioè è persa nel nulla, e che la lettura della Carta Costituzionale è tutt’altro che formativa.


Proseguendo, ma ancora per poco, nelle valutazioni condivisibili, Galli ritiene consigliabile la cittadinanza, conferita “su base individuale e previo accertamento delle qualità specifiche del richiedente, “nonché con suo impegno adeguatamente formale e solenne”. Vogliamo dirlo, con un giuramento, parola caduta in disuso. Le buone intenzioni scompaiono e nelle righe finali si ritorna all’auspicio di “una politica d’integrazione” dei giovani e dei giovanissimi stranieri, reputati addirittura incredibilmente “una delle fonti preziose del nostro avvenire”.


Chissà mai cosa proporrà Galli per le ragazze ed i ragazzi, nostri connazionali, sempre più sparuti e disorientati ? Il presidente della Repubblica Mattarella ha definito la denatalità come di un “fenomeno da contrastare” mentre Federico Fubini ha avvertito che “l’Italia si sta restringendo” innanzitutto provocata dalla stagnazione, causata in maniera sempre più forte dagli ultimi due esecutivi (Lega – Movimento 5 Stelle) e macedonia attuale, ancora a guida contiana.


Nel frattempo Galli della Loggia ha trovato la ricetta salvifica. Per una volta la Gran Bretagna, anche perché a guida conservatrice, cioè di destra autentica, non può essere seguita.