I terroristi dei due attentati in Spagna erano islamici di seconda generazione, cioè nati, cresciuti, allevati e istruiti lì, così come i terroristi degli attentati sugli autobus e sulla metropolitana londinesi di qualche anno fa erano islamici addirittura di terza generazione. Ciò vuol dire una cosa semplicissima anche se difficile da digerire da parte  progressista/buonista: che il multiculturalismo è fallito, una balla, e che non c’è stata alcuna assimilazione generalizzata come si vorrebbe.

Quando un termine o una frase cominciano a girare troppo, quando cominciano a citarli ad ogni piè sospinto politici e poi opinionisti della “grande stampa” e poi intellettuali e poi ospiti di trasmissioni televisive, allora bisogna insospettirsi, e molto: vuol dire che vogliono farci il lavaggio del cervello.

I due fatti sono collegati? Certo, quando la frase su cui oggi si insiste pervicacemente è “lo ius soli è una scelta di civiltà” e, se ne deve dedurre, chi non lo accetta significa che è un barbaro, un incivile.

Di fronte a quanto avviene sotto i nostri occhi, si dovrebbe dire invece che lo ius soli è una scelta di bassa demagogia, se non addirittura di insipienza, incoscienza e imbecillità, che vogliono imporre coloro i quali sono accecati da un buonismo ottuso che chiude loro gli occhi di fronte alla incontestabile realtà dei fatti.

E i fatti sono che chi compie attentati spesso e volentieri è proprio nato nel passe che ha accolto i suoi genitori e che quindi l’attribuzione automatica o seni automatica della cittadinanza a chi nasce in loco non è affatto un deterrente all’estremismo, che non dà la garanzia che l’interessato comprenda e accolga i valori fondamentali della nazione che lo ospita e che gli ha dato, senza alcun percorso culturale, la dignità di essere suo cittadino, uno degli argomenti base dei fautori della “scelta di civiltà”.

Un ragionamento così lineare a quanto sembra non viene capito, o meglio non vuol essere capito, da tutta la galassia della sinistra moderata ed estrema, e dai cattolici di un certo tipo che è il caso di chiamare cattocomunisti. La ragione di ciò sta anche di un personale interesse. Avere un serbatoio di voti alle prossime elezioni politiche. Abbastanza elementare.

I sondaggi prima dell’estate indicavano che circa il 70 per cento degli italiani era contrario allo ius soli e ciò indusse il governo Gentiloni a rimandare l’esame del provvedimento piddino in Parlamento. Ora la situazione complessiva è addirittura peggiorata, eppure il premier se n’è uscito nuovamente con questa idea insistendo sulla “scelta di civiltà”. Avrà le sue sottili ragioni, forse per non scontentare il bulletto toscano. Lo stesso dicasi dell’intervento del papa. Anche Bergoglio avrà le sue ragioni buoniste, ma non avendo parlato ex catedra su problemi di fede dal punto di vista dei cattolici non può essere affatto considerato “infallibile”, quindi sono vincolati soltanto alla loro coscienza e alla loro razionalità.

Pure chi è contrario alla proposta ha le sue ragioni, anch’esse di “civiltà” e di realismo. Peccato che il centrodestra e Berlusconi in particolare non ci abbiano fatto conoscere la loro precisa opinione in merito. Cioè: cosa farà un ipotetico governo di centrodestra se vincesse le elezioni del 2018 se nel frattempo lo ius soli venisse approvato, magari con il voto dei tanto corteggiati ex democristiani di Alfano? Lo abolirebbe, almeno lo modificherebbe sostanzialmente, o se lo terrebbe sul groppone? Vogliono i partiti di centrodestra farci sapere la loro posizione in proposito? Ne va del futuro dell’Italia. Un elemento discriminante per decidere alla fine chi votare.