La libertà comincia dall’ironia (Victor Hugo)

Poteri forti e centro-sinistra sono sempre andati a braccetto, quindi non è un caso se anche la grande stampa non è mai stata libera ed indipendente. La destra però ha avuto la fortuna, nei momenti difficili del dopoguerra, di avere ben tre giornali satirici di riferimento.

Il primo fu il Candido di Giovannino Guareschi, che contribuì alla vittoria, nel 1948, della DC di De Gasperi contro il fronte comunista. La famosa vignetta con la scritta “nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no”, di Guareschi, rimase celebre e forse decisiva per il mantenimento della libertà in Italia.

Alcuni anni dopo, Guareschi , come ringraziamento, fu condannato ad un anno di carcere, per uno scritto su De Gasperi ritenuto calunnioso. Nessuno sfilò per le strade a manifestare solidarietà allo scrittore italiano più tradotto all’estero, ma migliaia di lettere, così tante che moltissime ancora oggi sono rimaste chiuse, giunsero al carcere dove era detenuto.

Il secondo giornale satirico fu il Borghese di Leo Longanesi, che vantò collaboratori di grande spessore come Mario Tedeschi, Gianna Preda, Piero Buscaroli, Gianni Isidori ma vi scrissero anche Prezzolini, Montanelli, Spadolini.

Il terzo fu Lo Specchio, di Giorgio Nelson Page, privilegiava le fotografie alle vignette, lanciò la Dolce Vita romana, vi collaborarono Giano Accame, Pierluigi Pingitore, poi fondatore del Bagaglino, Giò Stajano ed un giovane italo Cucci che esordì con un’inchiesta sul Triangolo della morte.

Grazie a queste tre presenze la destra mantenne una sua voce, man mano che i comunisti divennero egemoni nel campo culturale italiano. Con la morte precoce di Giovannino Guareschi, Giorgio Pisanò divenne direttore del Candido; sotto la sua guida il giornale perse molta della sua poesia, ma si arricchì di inchieste a carattere storico e scandalistico.

Pisanò anticipò di anni le rivelazioni di Giampaolo Pansa sugli orrori della guerra civile, ma non avendo santi in paradiso fu inascoltato, a differenza dello scrittore piemontese. Arrivarono gli anni di piombo e la sede del Candido fu assaltata e bruciata, fortunatamente senza vittime. Nessuno ancora una volta sfilò per le strade a manifestare sdegno per la libertà calpestata. La vita di un uomo di destra in Italia negli anni settanta valeva quanto oggi quella di un gay a Mosul, in Iraq.  Potevi morire nell’indifferenza generale,” silenzio!” non si disturba il manovratore.

Proprio quando, con l’avvento del centrodestra, tante strade si sarebbero potute aprire, i giornali satirici scomparvero, restava il solo Forattini, querelato da D’Alema con una richiesta di danni da tre miliardi di lire.

Più che una querela, una minaccia.

Oggi finalmente riapre il Candido ed è una bella notizia che ha bisogno di noi. Brillanti sono le firme che compaiono sulle pagine del quindicinale.

La prima è quella di Egidio Bandini, da sempre innamorato di Guareschi. Ho avuto occasione di conoscerlo quando con Fabio Constantinescu, cantautore fuori dal coro, allestimmo uno spettacolo teatrale sulla vita di Giovannino, con canzoni, con illustrazioni di vignette e racconti recitati, tutti aventi come autore lo scrittore di Busseto. Bandini era l’anima dello spettacolo, che ebbe successo ma come ogni cosa che nasce nel nostro ambiente, rimase fine a se stessa, senza sviluppi successivi.

Un’ altra firma importante, che dà prestigio al giornale, è Enrico Beruschi, attore che si è spesso cimentato con i racconti guareschiani del “Corrierino delle famiglie”. Il brillante cabarettista di Drive in valorizza soprattutto quella vena poetica che mette in luce i piccoli grandi valori della cristianità , oggi disprezzati e sviliti.

Nel primo numero di quest’anno non poteva mancare lo spazio dedicato ai tragici fatti di Parigi. Scontata la solidarietà nei confronti di Charlie Hebdo, ma viene da chiedersi, se fosse successo a noi, avremmo assistito alle stesse giuste oceaniche manifestazioni ?

Credo che la vera, disinteressata democrazia, quella, come dicono loro, senza “se” e senza “ma”, sia ancora lontana da certe parti. Cristiano Boggi citava su quel numero del Candido la splendida frase di Voltaire :” Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire.” Peccato che il padre dell’Illuminismo non l’abbia mai pronunciata.

Al contrario scrisse , e lo denuncia Broggi, frasi razziste come queste :”Giudei .Voi non troverete in essi che un popolo ignorante e barbaro ….I negri e le negre, trasportati nei paesi più freddi, continuano a produrre animali della loro specie…”

Compito della satira è proprio quello di dire che il re è nudo, smentire i luoghi comuni, denunciare gli stereotipi di una certa cultura, affetta spesso da pigrizia mentale. Sulla libertà la penso come Nietzsche, uno che passa per matto, e lo era, ed antipatico. Egli scrisse in “Umano, troppo umano” :”Noi non ci faremmo bruciare per le nostre opinioni, non siamo abbastanza sicuri di esse. Ma ci faremmo bruciare per potere avere e per potere cambiare le nostre opinioni.”

Charlie Hebdo la settimana dopo l’atroce strage ha venduto sette milioni di copie , era una sfida raccolta per la libertà di tutti. Anche noi nel nostro piccolo possiamo acquistare copie del nuovo Candido, perché anche questo giornale lotta per la libertà e, se mi consentite, con un pizzico di poesia in più.

Oggi Charlie Hebdo ha sospeso le pubblicazioni e possiamo comprenderli. Ma Giovannino Guareschi una volta scrisse :” Non muoio neanche se mi ammazzano !”.

E lo scrisse non dietro una comoda scrivania, ma da un lager nazista.