Kosovo deriva da “kos” merlo e prende il nome da Kosovo Polje (piana dei merli), località dove nel 1389 avvenne la storica battaglia tra l’esercito serbo e quello ottomano. A quel tempo il Principe serbo Lazar lanciò una maledizione contro chi, del suo popolo, non avesse combattuto:
“Chiunque sia serbo, di nascita serba / Di sangue serbo e serba discendenza / E non parteciperà alla Battaglia del Kosovo / Possa mai ricevere la progenie che il suo cuore anela! / Né un figlio né una figlia / E che nulla cresca di ciò che la sua mano semina! / Che sia vino scuro o bianco grano / E che egli sia maledetto nei secoli dei secoli!”; Metochia significa invece terra di chiesa. Queste sono le due regioni che compongono il sud della Serbia e che oggi vengono considerate parte di un unico stato indipendente da circa 115 stati nel mondo ma non, ovviamente, dalla Serbia. Questo “stato” è governato dalla maggioranza albanese musulmana e, in particolare, dai gerarchi dell’UCK, l’esercito di liberazione del Kosovo che è stata una vera e propria organizzazione terroristica sostenuta dagli Stati Uniti di Clinton.


Ed i serbi ortodossi? Loro vivono in piccole enclavi, isolate le une dalle altre e sono costretti a vivere sotto continue e costanti angherie dopo la pulizia etnica subita durante la guerra degli anni ’90. In quei territori ci sono stato più volte, per via della mia partecipazione alle missioni umanitarie dell’Associazione Una voce nel silenzio che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. Passare in auto dalla Serbia al Kosovo è scioccante: appena superata la frontiera ci si trova di fronte a bandiere albanesi, moschee mai utilizzate con vessilli americani e sauditi ed hotel di lusso che sembrano delle vere e proprie cattedrali nel deserto. Bandiere albanesi, appunto, pochissime quelle del fantomatico stato del Kosovo perché, qui, in pochi credono veramente nell’esistenza di questa istituzione mentre moltissimi vorrebbero entrare a far parte della Grande Albania. Ricordo, per esempio, che nel novembre del 2018, nella stessa settimana in cui il governo kosovaro ha deciso di alzare i dazi doganali per la Serbia al 100% (tuttora in vigore), il Primo Ministro Haradinaj (si è dimesso il mese scorso perché indagato dal tribunale dell’AJA per crimini di guerra) ha festeggiato la giornata di indipendenza dell’Albania dagli ottomani giurando fedeltà sulla bandiera albanese e, non contento, ricordando la figura di Jashari, terrorista e fondatore dell’UCK.

La tensione tra Belgrado e Pristina è in continuo crescendo da quando, l’anno scorso, il Kosovo ha deciso di formare un proprio esercito, andando contro le disposizioni NATO del dopoguerra. Inoltre, tra i tanti episodi, nei giorni scorsi un ragazzo serbo è stato accoltellato da dei suoi coetanei di etnia albanese a Mitrovica, città del nord del Kosovo divisa in due da un fiume che separa anche le etnie.

Ma perché parlare di Kosovo come una regione della Serbia?
Come detto prima a Kosovo Polje si combatté la storica battaglia contro gli ottomani e quindi, questo luogo, ha un forte rimando alle tradizioni cristiane ed europee, ma questo non basta. Come spiegato inizialmente, Metochia significa terra di chiesa e, se si guardano alcuni dati, si scopre che è realmente così. In Kosovo e Metochia vi sono infatti circa 35 monasteri cristiani ed un numero elevatissimo di chiese che sono state costruite nei secoli.

Alcune sono state distrutte dagli ottomani, altre sono state attaccate, incendiate e profanate nei pogrom antiserbi del 2004 ma, moltissime, hanno resistito ed oggi, monasteri come quello di Dečani o di Peč (storica sede del patriarcato), sono patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO.

Oltre a questo, c’è anche da ricordare che molte delle moschee di epoca ottomana sono state costruite proprio utilizzando le pietre delle chiese ortodosse distrutte. Insomma, ogni singolo centimetro di questa regione ha legami con la Serbia e la religione cristiana. Cosa diremmo noi italiani se, per esempio, il Duomo di Milano diventasse di “proprietà” francese? Magari niente, vista la superficialità e la noncuranza che spesso coglie noi italiani, ma i serbi non sono così e, da anni, prima con una guerra imposta e poi con la politica stanno combattendo per riavere ciò che gli spetta di diritto.
Ma a noi italiani ed europei perché dovrebbe interessarci la questione kosovara?


A questa domanda rispondere è ancora più semplice. Innanzitutto, se il Kosovo entrasse nell’Unione Europea sarebbe il primo stato a maggioranza musulmana a farlo con tutto ciò che questo comporterebbe. In secondo luogo, la storia dell’Italia e del Kosovo sono legate da un filo diretto. È infatti dalla Seconda Guerra Mondiale che i soldati italiani sorvegliano e difendono il monastero di Dečani e sono ancora oggi i militari italiani che vivono nelle enclavi tra i serbi. Abbiamo anche una pagina triste però che è quella del 1999 quando il governo di allora diede l’ok agli americani per far partire gli aerei per bombardare Belgrado proprio dal nostro paese.
Infine in moltissime enclavi serbe i cimiteri serbi vengono continuamente presi di mira da terroristi kosovari che distruggono le croci, gettano sterco e frattaglie di animali sulle tombe e spesso impediscono le celebrazioni ai cristiani.

Queste immagini non vi ricordano la distruzione che l’ISIS ha portato in Siria? Ebbene è proprio così perché il paese con la più alta percentuale di foreign fighetrs per l’ISIS è stato proprio il Kosovo ed oggi i terroristi che non sono morti stanno rientrando a casa. Vogliamo lasciare che questi soggetti, addestrati in Siria, possano girare liberamente per l’Europa? Vogliamo lasciare che oltre alle persone possa essere facilitato anche lo spaccio di droga? Il Kosovo è terra europea ed i serbi hanno sempre combattuto per difendere le nostre tradizioni ed i nostri valori ed è arrivato il momento in cui, in quella trincea d’Europa, dobbiamo esserci tutti con lo spirito e con gli aiuti umanitari per ridare ciò che i serbi hanno dato all’Europa in questi secoli.


Come farlo? Puoi aiutare Una voce nel silenzio ad aprire uno spazio per la gioventù serba in Kosovo, uno spazio dove i ragazzi potranno leggere, studiare, organizzare tornei, divertirsi ma anche informarci su ciò che accade ogni giorno nelle enclavi; uno spazio dove ogni italiano ed europeo che va in Kosovo a titolo personale o come associazione potrà sentirsi il benvenuto ed utilizzarlo.


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