Sempre più tesa la situazione nel Kurdistan ex-iracheno. Dopo il plebiscito per l’indipendenza, Massoud Barzani – da 26 anni presidente della Regione autonoma – prende tempo e cerca d’aprire una trattativa con i suoi ingombranti vicini e con il governo di Baghdad.

Problema di non facile soluzione.  Il parlamento iracheno pretende che tutti i confini terresti e aerei ritornino sotto il controllo dello Stato e ha inviato ai curdi un ultimatum di tre giorni per consegnare gli aeroporti di Erbil e Suleymanieh, pena la chiusura di ogni attività aerea.

A sua volta l’Iran ha bloccato tutti  voli da Teheran da e per il Kurdistan e  ha annunciato di riconoscere solo il governo iracheno come “unica autorità competente del controllo dei confini” fra il Kurdistan e l’Iran. Idem la Turchia che ha appena concluso esercitazioni congiunte sul confino turco iracheno. Ankara ha annunciato che interromperà i voli da e per Erbil e Suleymanieh a partire delle ore 18.00 di domani e minaccia di chiudere  l’oleodotto attraverso il quale il Kurdistan esporta il suo petrolio. Non a caso Erdogan aveva giurato non più tardi di qualche giorno fa di voler “affamare i curdi”.

Molto più cauto, invece, l’atteggiamento siriano. Damasco ha annunciato di essere pronta a riconoscere l’autonomia ai curdi siriani, una volta terminata la guerra contro l’ISIS, e ha escluso misure contro Erbil che potrà convogliare  il suo gas attraverso l’unico sbocco rimasto, dalla Siria fino al Mediterraneo.