Come ai tempi della cortina di ferro, la Balcania si riempie di muri e barriere. Questa volta non per fermare armate nemiche ma per bloccare l’invasione dei disperati. In questi giorni l’Esercito sloveno sta stendendo una barriera di filo spinato lungo il confine con la Croazia e che a opera conclusa sarà lungo 80 chilometri. Suscitando, nella miglior tradizione ex jugoslava, sospetti e diffidenze. Ieri  Zagabria ha protestato con forza per un tratto di filo spinato collocato in territorio croato, intimando alla Slovenia di non provar più ad invadere, anche per pochi metri,  il suolo patrio.
Irritato, il ministro degli Interni sloveno, Vesna Györkös Žnidar ha inviato subito rinforzi di polizia al valico di Rigonce, ribadendo che Lubiana sta costruendo una barriera «esterna», perciò il governo sloveno ne ha piena competenza.

Anche l’Austria, con molti mal di pancia nella coalizione di governo, si appresta ad alzare la sua barriera. Da venerdì, lungo il confine di Šentilj verrà innalzata una rete di recinzione e successivamente steso il filo spinato che correrà fino al fiume Mura e sarà pattugliato dall’esercito austriaco.

 

Nella foto, il filo spinato anti-migranti steso al confine tra Slovenia e Croazia.