Tutto è bene quel che finisce bene. Oppure alla fine la giustizia trionfa sempre. O anche e vissero tutti felici e contenti.

Scegliete voi il detto che preferite per commentare l’epilogo, scontato ed inevitabile, della grottesca vicenda della bandiera del Kaiser Guglielmo II fotografata in una caserma dei Carabinieri a Firenze.

A dispetto della cagnara, un misto di ignoranza, esaltazione e faziosità non sappiamo se più ridicola o più vergognosa, che accompagnò il fatto qualche mese fa, oggi è stata messa, finalmente, la parola fine nell’unico modo possibile, cioè il nulla.

O meglio tanto rumore per nulla.

Svanita subito ogni possibile ipotesi di reato, restavano solo eventuali provvedimenti disciplinari per ipotetiche infrazioni (non si è mai capito quali) del regolamento militare.

Ed in effetti pare che il povero Carabiniere, finito nel tritatutto della gazzarra antifascista amplificata dai media, fosse stato punito dal comando del suo battaglione con tre giorni di consegna. Misura di per sé trascurabile che, però, avrebbe reso difficile la sua permanenza nell’Arma alla scadenza della ferma.

Ora, però, il comando di Reggimento, a cui si era rivolta la difesa del militare, rilevata la vera natura del vessillo (e quindi la totale inconsistenza della vicenda) ha definitivamente cancellato il provvedimento.

Non solo: finalmente qualcuno si è accorto che fotografare abusivamente installazioni militari è un reato, ed è stato quindi disposto l’invio degli atti in procura per le valutazioni del caso nei confronti del fotografo-segugio di scoop antifascisti.

Augurandoci che anche in questo caso la giustizia faccia (finalmente) il suo corso.

Tutto a posto quindi?

Non del tutto.

Il giovane Carabiniere, studente universitario appassionato di Storia che si mantiene agli studi vestendo una divisa, era finito in pasto all’isteria antifascista grazie anche a dichiarazioni vergognose del ministro della Difesa Pinotti, che invece di tutelare l’istituzione da lei dipendente si era scatenata con assurde dichiarazioni che dimostravano solo la sua ignoranza in materia:

“Chiunque giura di essere militare lo fa dichiarando fedeltà alla Repubblica, alle sue leggi e alla Costituzione. Chi espone una bandiera del Reich non può essere degno di far parte delle forze armate essendo venuto meno a quel giuramento” chiedendo al Comandante Generale dell’Arma “provvedimenti rigorosi verso i responsabili”.

Sarebbe troppo pretendere dalla signora ministro (oramai scaduta da mesi più di uno yogurt) le scuse per il trattamento al quale ha sottoposto un ragazzo in divisa al quale non può essere addebitata neppure una semplice mancanza formale?

Lo diciamo anche all’on. Mariastella Gelmini, eminente esponente di Forza Italia e quindi del centrodestra (il che sarebbe un’aggravate non da poco) che non aveva esitato un secondo ad unirsi allo sguaiato coro antifascista con questa surreale dichiarazione, impregnata di grossolana ignoranza ed eccitazione fuori luogo: “condanniamo il gesto della bandiera neonazista apparsa in una caserma dei carabinieri in Toscana. Ci auguriamo che vengano prese pene esemplari perché appendere questa bandiera in un’istituzione pubblica significa offendere sia i cittadini sia tutte quelle forze dell’ordine che quotidianamente ci difendono e condividono con noi i valori dell’antifascismo”.

Coraggio signore, fateci vedere un minimo di dignità e scusatevi pubblicamente.