Bisogna uccidere o venire uccisi per essere degli eroi in guerra? Vi sono solo Achille e Leonida? Forse no. Forse è possibile un’altra strada. Senza scappare, senza fuggire. Stando in prima linea. Con coraggio e determinazione. Accanto ai propri fratelli in armi. Cercando di salvarli.
Dieci anni dopo Apocalypto, Mel Gibson racconta nel suo nuovo film — La battaglia di Hackaw Ridge — la storia vera di Hacksaw Ridge, l’obiettore di coscienza che a Okinawa, una delle battaglie più crudeli della seconda guerra mondiale, salvò 75 suoi camerati. Senza sparare un colpo.
Ecco la trama. Nel 1942, Ridge, rigoroso cristiano avventista, e quindi non violento per scelta e fede, decide di arruolarsi, nonostante la contrarietà del padre, un reduce ancora ossesionato dai massacri del conflitto prededente. Hacksaw non rifiuta la guerra, ma la vuole fare a suo modo. Poi, la Patria è una cosa seria e lui non vuole essere un imboscato, un vile. Vuole essere un soldato. Possibilmente un infermiere. Con fatica, molta fatica, riesce ad ottenere d’essere mandato, senza mai imbracciare un arma, sulla linea del fuoco. Finalmente, nella mattanza d’Okinawa, Ridge dimostra tutto il suo valore e, in condizioni impossibili, riesce nel “miracolo”. E si merita la Medaglia d’Onore del Congresso.
Un grande film e un grande regista. Bella la storia e convincenti i protagonisti, perfetta quanto terribile la descrizione della battaglia. Unico neo: superficiale e manichea, purtroppo, la visione dei giapponesi. Come ricorda lo splendido Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood, anche dall’altra parte vi erano uomini, soldati ed eroi.
Resta il fatto che, incredibilmente, dopo anni di isolamento, Gibson — uomo ruvido e controcorrente e per nulla amato dalle lobby di Hollywood — abbia ottenuto sei nominations agli Oscar. Uno scandalo per molti. Anche a casa nostra. Non a caso, il molto democratico e provinciale sito “Stanze di cinema” (un esempio tra tanti…) ha così esorcizzato La battaglia di Hacksaw Ridge: “Cinquant’anni di cinema di guerra adulto, antimilitarista, democratico, tollerante, spazzate via dal manicheismo da Tea Party di Gibson”. Speriamo sia vero…