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Ancora non ha capito Berlusconi perfettamente il ruolo da svolgere di fronte ad una fazione politica capace di egemonizzare, di impossessarsi di ogni ruolo decisionale, dai clan dirigenti nella Rai e negli organi di stampa ai magistrati da trattenere in servizio, dai dirigenti scolastici da premiare trasformandoli in “padri, padroni, sceriffi” ai dirigenti statali da promuovere secondo alchimie predisposte dai cerchi magici. Intanto la fiducia è riposta nel “salvatore della patria”, ora privo di consenso elettorale, Stefano Parisi, in totale disprezzo dei partiti, dai quali dovrebbe trarre l’indispensabile supporto e fautore un “programma politico liberale e popolare”, indistinto e confuso anche perché non appoggiato al decisivo aggettivo “sociale”.

Qualche segno molto timido, domani forse contraddetto, appare. Di fronte ai pesanti ed eloquenti pubblicati miracolosamente dall’Istat, della caduta del clima di fiducia tra i consumatori nel bimestre luglio-agosto da 111,2 al 109,2, quello delle imprese da 103 a 99,4, con la percezione del clima economico sceso di oltre 4 punti (129,8 a 125,5), il Cavaliere mostra resipiscenza con la decisione, al solito autocratica ed equivoca, di garantire il voto dell’esiguo gruppo parlamentare rimasto ai suoi ordini “ a votare eventuali provvedimenti” a favore dei terremotati. L’entusiasmo collaborativo della Carfagna non è ridotto dalla nomina di Vasco Errani come commissario per la ricostruzione, accolta criticamente dai grillini e da alcuni leghisti e forzisti, tra cui si è distinto finalmente Maurizio Gasparri. L’esponente già di AN l’ha definita “una mossa temeraria, fatta in funzione delle logiche interne al Pd in vista del congresso”. Piuttosto miopi, anche perché fatti in funzione interna al suo movimento, appaiono gli attestati di merito rilasciati da Maroni. Il presidente della Regione Lombardia trascura le diverse situazioni logistiche e le enormi differenze geografiche, orografiche e topografiche tra l’Emilia, il Lazio e le Marche.

Invece poi di rimanere in silenzio sui sospetti avanzati sul povero sindaco di Amatrice, solo perché proveniente da AN, Berlusconi perché non indica le responsabilità degli amministratori regionali, tutti rossi, e perché non si domanda che razza di terra sia diventata l’Italia, se al “presidente del Consiglio” è stato impartito l’ordine di proclamare la presenza del procuratore Cantone e di garantire la documentabilità di ogni centesimo speso?

Interessante ed acuta è stata l’osservazione fatta da Davide Giacalone sull’appello fatto all’Autorità anti corruzione, chiamata “per arbitrare i rimborsi ai clienti delle banche fallite, poi licenziata prima ancora di metterla al lavoro, il che dovrebbe guarire i guasti prodotti dalle cose improvvisate”.

Miliardesima conferma della megalomania di Renzi è l’appello fatto all’archistar Renzo Piano (presterà il suo illuminato ed illuminante parere certamente senza compenso) come altrettanto di pari forza è la grottesca gaffe dei funerali, prima stabiliti a Rieti e poi revocati “a furor di popolo”.

A proposito di esequie , un processo di beatificazione è stato avviato sul presidente Mattarella (attenzione solo di beatificazione, mentre quelli di santificazione solo stati risolti per i due laicissimi predecessori Pertini e Napolitano). Il capo dello Stato ha data una buona prova mentre pessima l’aveva offerta nei discorsi a Borgo Tesino con concetti storicamente inaccettabili sull’orientamento unicamente antifascista di De Gasperi e a Rimini con la riscoperta dell’assemblearismo e dell’ecumenismo politico.

Sono da reputare onestamente avversari aperti ed espliciti i “cattolici democratici”, nelle cui file è da annoverare Mattarella, e esplicitamente sono da sfuggire, evitare i ciellini, sfuggenti, equivoci, ipocriti come è a proposito della posizione sul referendum, attratti comunque e solo dal potere.