Grazie alle Province, che ancora esistono e continueranno ad esistere, nonostante le tante sparate fatte da quello che Diego Della Valle ha definito un «sola» si è avuta la prova di dove arriveremmo se l’accordo del Nazareno si estendesse a ben altre materie e se davvero nascesse quel «Partito del Fare», di cui si parla sempre più insistentemente, fondato come padri padroni dai due Cesari, il lombardo ed il toscano. Un articolo di Andrea Cuomo, quasi sicuramente sfuggito all’attenzione severa del direttore Sallusti, segnala all’opinione pubblica, pessimamente o per nulla informata, «le elezioni più pazze del mondo» per i nuovi consessi provinciali, che si svolgeranno a partire da oggi, 28 settembre al 12 ottobre, con il meccanismo del II grado, in cui a decidere saranno sindaci, consiglieri comunali e provinciali, «secondo meccanismi da giochi senza frontiere». A detta del giornalista «le segreterie di partito si sono dedicate a un kamasutra sorprendente perfino in epoche di larghe intese: regolamenti di conti interni, tradimenti, ammucchiate, scambio di coppie». Ecco un quadro delle incredibili situazioni, forzatamente incompleto, in cui ancora  una  volta FI ed in percentuale ridotta FdI hanno dato ulteriore prova della loro insipienza o meglio della propria inconsistenza politica.

A Frosinone si fronteggiano due candidati, entrambi del PD, di cui uno, il sindaco di Ferentino è il portabandiera di un’alleanza contronatura con FI, NCD, FdI e UDC. Si profilano ammucchiate anche a Brescia, Torino, Genova, Latina e Piacenza. «Encomio – attribuisce Cuomo – per le province monocandidato», tra cui Novara, Prato, Verbania e Cuneo. E’ inutile dire che grazie ai partiti ufficialmente di opposizione, tutti i candidati sono del PD. E’ una situazione, in cui per Cuomo e per noi, «la Bulgaria anni Sessanta, al confronto, era la culla del pluralismo».

Secondo l’Unione delle Province sono soltanto i 32 milioni che l’erario risparmierà rispetto ai 3, 5 miliardi strombazzati dal pretoriano renziano Graziano Del Rio.

C’è poi l’aspetto delle città metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bari, Firenze, Bologna, Venezia e Reggio Calabria), in cui si è avuta «l’invenzione perversa: il voto ponderato». Tutti gli elettori saranno «pesati» secondo la grandezza del Comune in 9 classi con coefficienti a scalare . Ma a oltre a questo meccanismo spaventa e preoccupa il destino delle comunità, comprese nelle aree, destinate ad essere mortificate ed annullate nella loro autonomia, nelle loro tradizioni secolari e nella loro storia millenaria. Ma quanti si sono resi conto di questo futuro grigio ed avvilente?

Di certo non il pifferaio, che balla con Marchionne, con buona pace di Sallusti, che ritiene il poverino vittima dei brutali poteri forti. Al Pierino delle Cascine andrebbe fatta conoscere la storia italiana degli ultimi due secoli, in cui gli Agnelli prima con Giovanni senior, poi con Valletta e con Giovanni junior, il mitico Avvocato, sono stati legati da affettuosa amicizia con un certo Giovanni Giolitti, con un certo Benito Mussolini e con i tutti i governanti del dopoguerra, ottenendo, ad esempio, la supremazia dell’asfalto sulla rotaia e nei momenti di crisi la cassa integrazione,  così da consentire la coniazione della famosa frase: «la FIAT socializza le perdite e privatizza gli utili».

Di certo non il Cesare di Arcore, che oltre a commuoversi per le dure espressioni usate da Della Valle nei confronti del suo pupillo («non ha mai lavorato, quindi non può parlare di lavoro. Ha fatto tilt») e del governo («una manica di gaglioffi senza esperienza»), è ormai in piena irrisione delle nugae e delle nugellae (l’opposizione più rigida, la democrazia interna e le primarie), tutto preso dal carattere rivoluzionario dell’avvento del suo pupillo, sul quale ieri persino i vescovi, destatisi da un troppo lungo torpore, hanno espresso considerazioni e valutazioni affatto lusinghiere. Naturalmente la critica è stata respinta con disprezzo da tale Serracchiani, una appartenente alla corte del boy scout

A Perugia, città incredibilmente conquistata quattro mesi or sono dal centrodestra con un Sindaco ancora insperatamente efficiente e al quale auguriamo di non avere lo stesso destino del Primo cittadino di Pavia, battuto per la consueta inefficienza delle strutture di FI, è in corso una manifestazione del partito, durante la quale il segretario generale del PPE, Antonio Lopez-Isturiz, dopo aver elogiato Antonio Tajani (uno dei responsabili a Roma dell’avvento di Marino), ha espresso appoggio alla linea berlusconiana di sostegno alle «riforme»(??) governative.

Del resto tra democristiani non si può non intendersi.