Mentre dilagano le polemiche sulla “legge di stabilità” ed il governo, attraverso la sua voce, è impegnato in complessi giochi illusionistici, e mentre Berlusconi, irridendo l’impegno dei suoi “alleati” contro le vessatorie misure europee e le dannose manovre compiute alle spalle ed ai danni della “serva Italia”, pur di riguadagnare la ribalta, cerca o tenta la rappacificazione contro la Merkel, contro cui erano stati scagliati dalla sue gazzette aspri e velenosi dardi, giova alla mente compiere una rivisitazione della vita della Destra, che molti vorrebbero vedere finalmente protagonista, non comparsa e non gregaria della storia nazionale.

Il momento saliente ma anche cruciale nella vita del MSI nel 1950 è costituito dal III congresso nazionale, indetto ed autorizzato a Bari per i primi giorni di novembre, ma annullato “per disposizioni di carattere generale”, motivazione astratta, generica e soprattutto reticente. Il segretario nazionale De Marsanich, prima di scadere in una controproducente conclusione guasconesca, commenta con adeguata lucidità politica che “questo arbitrio è tanto più deplorevole in quanto esso è manifestatamente diretto non a tutelare i principii dell’ordine pubblico ma ad avvalersi del potere di Governo per sbarrare la strada ad un concorrente politico”.

Nella mozione di orientamento predisposta, dopo avere rilevato il compromesso di fondo tra DC e PCI alla base della Carta costituzionale, si addebita erroneamente allo scudo crociato la responsabilità, del tutto condivisa dalla sinistra, delle autonomie regionali, e si torna a chiedere l’elezione diretta del presidente della Repubblica, argomento mai scaduto e del tutto proponibile anche in questi nostri anni.

Nel documento il MSI rivendica la linea della conciliazione con un colloquio diretto, sempre più vasto e cordiale, con i cittadini ed una politica economica, contrassegnata da “una aumentata e migliore distribuzione del reddito nazionale”.

Rilevata la presenza, anche in politica estera, di passaggi, oggi sicuramente superati, è da rileggere nella mozione la bocciatura del principio federalistico, rinnegatore della “insopprimibile realtà storica della Nazione” con la proposta di un collegamento “in piena solidarietà con le nazioni ibero – americane”, intenzione saggia, in questi decenni da accantonare per la presenza al potere di regimi di estrema sinistra in alcune tra le nazioni più importanti (Venezuela e Brasile) e per il clima di sostanziale instabilità esistente in altri.

Vanno colti e ripensati, in esplicito diniego alle misure repressive sostenute da Scelba, i giudizi (oggi impensabili ed inammissibili) espressi nei rapporti dei Carabinieri, dal Piemonte, dalla Toscana, , dalla Sicilia, dall’Umbria e dalle Marche.

Di fronte al preannunziato disegno di legge contro il neofascismo, diffusa è convinta è la critica all’assenza di provvedimenti a carico dello “spettro del comunismo […] minaccioso contro la secolare civiltà occidentale”.

In presenza di un trattamento antitetico riservato al PCI e al MSI, dalla “rossa” Toscana si segnala l’obiettivo della demonizzazione da sempre e sempre perseguito dalla DC, con risposta non sempre lucida da parte degli uomini di Destra, con queste parole lungimiranti sulla manovra, “intesa a neutralizzare preventivamente il pericolo elettorale costituito dal MSI”. In Sicilia, terra in cui il MSI doveva compiere l’imperdonabile errore dell’esperienza milazziana, invece si scorge nel divieto del congresso di Bari un connotato diverso, quello avvertito dagli “stessi appartenenti ai partiti al Governo, i quali si dimostrano più pensosi delle varie libertà democratiche che delle fortune di questo o quel partito”.

Allora si pensava ai partiti politici come entità plurali, oggi tutto è condizionato e determinato dai partiti “personali”.

E’ una situazione ben diversa e del tutto negativa per l’Italia.