Continuamo il nostro viaggio nella storia del MSI. Una premessa necessaria: credo opportuno chiarire e precisare ai lettori che le carte utilizzate, tra le tante raccolte, sono quelle che sfatano e smentiscono in parte il luogo comune della discendenza diretta ed esclusiva del MSI dal fascismo. D’altra parte gli esponenti politici più lungimiranti assumevano un atteggiamento prudente ed utilizzavano un linguaggio temperato, non barricadiero e non estremista, vista l’enorme disparità delle forze in campo, così da consentire il radicamento del partito nella realtà nazionale postbellica ed il suo inserimento nelle assemblee parlamentari e negli enti locali.

E proprio a proposito di presenza alla Camera e al Senato, seguiamo i resoconti della Direzione di P.S., divisione affari generali e riservati, sulla situazione politica, economica, dell’ordine pubblico durante il mese di aprile 1948, mese cruciale ma non decisivo nell’Italia del dopoguerra. Va rilevato comunque che i dettagliati consuntivi sui risultati della competizione elettorale del 18 aprile sono stilati sul piano numerico e su quello politico, in cui tengono conto, non sempre in modo obiettivo, della fortissima incidenza avuta dalla polarizzazione dei consensi sulla DC per la preoccupazione del successo dei socialcomunisti riuniti nel “Fronte democratico popolare”. Il clima, creato con le violenze e le intimidazioni, non poteva non spingere verso la DC gli elettori appartenenti all’area del centro destra. Nella relazione si segnala infatti che il MSI “ha riportato una votazione relativamente modesta [526.670 voti ed 8 seggi], inferiore, in molte provincie, a quella che era generalmente attesa. E’ da notare che vari propagandisti di detto movimento, nella foga oratoria, durante i comizi, si sono lasciati trasportare ad espressioni che sono sembrate di apologia del fascismo, per cui sono stati denunziati all’autorità giudiziaria. Poiché era voce comune che il MSI dovesse raccogliere di preferenza i voti degli ex-fascisti e dei neofascisti, la votazione ottenuta ha messo in rilievo che detti elementi sono una piccola minoranza della popolazione italiana e accentrati, per lo più, in determinate aree”.

Solo dopo alcune pagine i funzionari, entrati in carriera durante il fascismo ma ansiosi di cancellare questi trascorsi, rilevano che “molte prefetture hanno segnalato il particolare stato d’animo degli elementi di destra e di centro, che hanno votato per la DC col solo intento di sbarrare la via al comunismo e temono ora che detto partito, avendo raggiunto la maggioranza assoluta, contro ogni loro aspettazione, intenda esercitare il potere con metodi totalitari”. Si tratta di una interpretazione invero balzana e del tutto infondata, dal momento che la vittoria della DC, che sfiora la maggioranza assoluta dei consensi (48,5%) ed ottiene invece la maggioranza dei seggi (309 su 574), è dovuta non ad una travolgente simpatia ideologica verso lo Scudo crociato ma anche “all’aperto intervento del clero nell’agone elettorale. […] Di fronte al pericolo di una prevalenza comunista, che sarebbe stato esiziale per la Chiesa, questa non ha esitato a parlare forte ai suoi fedeli, mettendoli in guardia contro le lusinghe del Fronte popolare, dietro il quale si nascondeva il PCI. Di conseguenza tutte le associazioni cattoliche hanno attivamente fiancheggiato la DC, portando ad essa un valido contributo”.

E’ notato infine a giugno poi che il MSI aveva risentito poco del consenso conseguito, motivatamente deludente, tanto da aumentare le proprie sezioni in molte province, anche per la confluenza di “molti elementi dell’U[omo] Q[ualunque], che è ormai in piena decadenza”.

Allora la Destra reagiva ed attraeva a differenza di quanto avviene oggi in cui si perde nelle dispute pecuniarie e si annulla con sudditanze improduttive o alleanze antistoriche.