In giorni in cui si pretende da parte di esponenti politici, alcuni dei quali hanno trovato spazio sotto altre bandiere, di dettare, in nome di una discriminazione anagrafica discutibile ed opinabile, come assennatezza e logica non potessero albergare in uomini e donne più maturi ed esperti, e alla vigilia della riunione della Fondazione AN, è utile e vorremmo fosse educativo e formativo ripensare a passaggi ed a momenti della vita del primo MSI, allo spirito generoso, disinteressato ed in alcuni casi ingenuamente ed autolesionisticamente franco dei fondatori ed animatori.

Le informazioni sono tratte da carte della direzione generale della PS e da rapporti dei Carabinieri, redatti da funzionari ed ufficiali spesso lontani dalle idee di Destra. Il materiale citato si trova nell’Archivio Centrale dello Stato.

Iniziamo dall’analisi fatta il 3 marzo 1947 dal vicecomandante interinale dell’Arma Leonetto Taddei, riguardante Chieti: “Le varie sezioni non hanno ancora locali a propria disposizione. Le riunioni degli iscritti si svolgono presso le abitazioni dei dirigenti. Gli esponenti del movimento sono di buona condotta in genere. Appartengono per lo più a modeste classi sociali. Non risulta che fra gli esponenti stessi e gli altri aderenti al sodalizio vi siano elementi compromessi con la pseudo repubblica sociale fascista”. Sul tema delle scarsissime disponibilità finanziarie si intrattiene anche il prefetto di Cosenza, il quale, dopo aver segnalato l’ostilità manifestata dai partiti di sinistra e di centro – sinistra, riconosce che il Movimento “non ha svolto finora attività avente carattere o tendenza neo – fasciste”.

Lo stesso Taddei il 23 aprile sintetizza il programma presentato dai fondatori a Vicenza: “Unità, integrità e indipendenza della Patria, ristabilizzazione dell’autorità statale, rispetto al diritto comune, libertà di associazione, di parola e di stampa, diritto al lavoro, riconoscimento e garanzia della proprietà”.

Anche da altre città giungono a Roma indicazioni sugli intenti programmatici. Da Bari si attesta che il movimento “mira rivendicazione integrità territoriale et indipendenza Nazione nonché formazione Unione Europea et raggruppamento unico blocco partiti minori di destra”. Nello stesso mese il prefetto di Rieti riferisce che “ha un indirizzo politico eminentemente antimarxista e nazionalista, mira soprattutto alla rivendicazione dell’unità, integrità e indipendenza dell’Italia, all’abolizione delle leggi speciali che esorbitano dal diritto comune, conferma il principio di libertà di associazione, di parola, di stampa, di religione ed auspica la formazione di una unione europea su piede di parità e giustizia”.

Il questore di Roma, Saverio Polito, in tante altre occasioni duro avversario del MSI, nel settembre esclude espressioni apologetiche pronunziate durante le riunioni elettorali, arrivando a scrivere ironicamente, anche se con scarsa attenzione alla storia: “a meno che non si voglia ritenere fascista l’inno a Roma, scritto duemila anni fa da Orazio, al quale inno si potrebbe, d’altra parte, riconoscere carattere di attualità, tenuto conto che trattasi di comizi elettorali amministrativi di Roma. Tale inno peraltro è stato cantato in ritorsione al canto di bandiera rossa”.

Gli anni trascorsi dal 1947 ad oggi non sono davvero pochi e fanno sì che l’impegno e la dedizione siano stati smarriti con errori fondamentali, primo fra tutto la perdita dell’identità.