Chissà cosa ne pensa il vecchio Rauti, guardando da lassù l’Italia che frana. Già, il buon Pino tante cose le aveva previste, studiate e analizzate, compreso il dissesto idrogeologico del patrio Stivale. Ben prima di Lega Ambiente, dell’Arci, della galassia “verde”. Negli anni Settanta, mentre i capi e i notabili del suo partito si litigavano sulle camicie nere (nerissime in tempo di elezioni e congressi….) e di altre (ben più prosaiche) questioni private, Rauti scriveva su Linea, sul Secolo o nelle sue mozioni congressuali di ambiente, di agricoltura, di territorio, di rischi geologici, di demografia, d’urbanistica, di megalopoli. Dei terribili limiti di un modello di sviluppo egoista e sbagliato e dell’ottusità del neo capitalismo italiano.

“Stupidaggini”, liquidavano con supponenza gli ammiragli del vascello tricolore. “Roba comunista”, rimbalzavano i nostromi e i cambusieri. Pino se ne fregava e preferiva incontrare Konrad Lorenz o De Benoist, dialogare con Italia Nostra, aiutare i ragazzi di Fare Verde (l’indimenticato Paolo Colli, tra tutti)  o contribuire alle ricerche sulla biopolitica (editando anche una bella rivista  “Dimensione Ambiente”, presto defunta per mancanza di fondi). Certo, Rauti non era un comandante — l’esperienza della sua segreteria fu negativa e l’uomo era difficile, spigoloso —, ma fu uno splendido cartografo. Grazie a lui un segmento importante della destra di allora — un frammento d’intelligenze purtroppo disperso  —  non smarrì del tutto la “rotta”.

Ma, al di là dei ricordi,  l’inascoltata lezione rautiana riprende nuovamente senso di fronte ai dati che scorrono oggi in rete. Numeri drammatici che confermano le previsioni di ieri e dell’altro ieri. Qualche cifra: in Liguria sono almeno trenta milioni di euro il conto dei danni nelle campagne  con frane e smottamenti, strade poderali cancellate, muretti a secco crollati, terreni allagati, serre distrutte, coltivazioni perdute, dagli ortaggi alle piante aromatiche in vaso, dalle margherite fino al basilico, ma in pericolo ci sono anche vigneti pregiati.

È quanto emerge da una prima stima della Coldiretti sulla base del monitoraggio nei territori più colpiti dal maltempo in Liguria dove adesso il pericolo deriva dal persistere dell’acqua sui terreni che mette a serio rischio la tenuta del territorio. Solo nella provincia di Savona, dove l’area piu’ colpita è l’Albenganese, si contano perdite per 15-18 milioni di euro  con le strutture produttive florovivaistiche finite sott’acqua e milioni di piante in vaso trascinate via ma anche frane, smottamenti, allagamenti di imprese ed abitazioni.

Per Coldiretti «L’area più colpita a La Spezia è quella di Ortonovo, Castelnuovo Magra e Sarzana con  danni soprattutto alle aziende vitivinicole e orticole che sicuramente superano i due milioni di euro ma si registrano anche problemi a infrastrutture, strade, canali che comportano ulteriori disagi alle realtà produttive in loco. Ad Imperia si segnalano danni diffusi in tutta la provincia dovuti a frane e smottamenti di strade e vie di comunicazione. Ingenti i danni ai muri di sostegno delle fasce olivicole, con muretti a secco interamente divelti. Sono state registrate infiltrazioni e allagamenti fangosi nelle serre floricole sanremesi e ventimigliesi: qui si segnalano anche crolli di pergolati che coprivano coltivazioni di ruscus (simile al pungitopo). Sono marcite intere produzioni floricole, in particolare di ranuncolo e di anemoni. Ingenti danni nella zona di Diano Marina, dove le colture orticole sono state colpite dall’esondazione del rio Varcavello e del Rio Pineta.

Nella provincia di Genova sono segnalate  frane e smottamenti, interruzioni viarie, allagamenti, campi invasi dal fango e coltivazioni distrutte. Quasi tutti i Comuni sono interessati  Un intero versante collinare sulle alture di Genova-Prà, zona del basico Dop, sta franando sull’autostrada A10 Genova-Savona, interessando due aziende agricole. L’intervento per la messa in pristino del versante sfiora i due milioni di euro. Trombe d’aria hanno colpito il genovesato a macchia di leopardo: distrutto un magazzino agricolo, scoperchiata una stalla e divelto un tunnel per la produzione di ortaggi. Numerose frane hanno interrotto la viabilità, isolando interi nuclei familiari. In Valle Stura si è dovuto intervenire con l’elicottero per approvvigionare gli animali delle fattorie. Nel Tigullio l’esondazione del torrente Rupinaro, del rio Campodonico e dell’Entella ha provocato ingenti danni ad aziende floricole e orticole di pregio».

Un disastro pieno. Ecco allora l’attualità delle previsioni rautiane. L’idea della complessità della Politica che non può e non deve riassumersi in mero nostalgismo, in piccoli equilibrismi interni o (nel migliore dei casi) in “buona amministrazione”. La Politica è altro. Deve essere altro. La Politica è progetto storico, visione alta del futuro. Contemporaneità. Idee.

Non è un caso che  — proprio in anni terribili come i Settanta e anche dopo — Rauti sottolineasse continuamente l’attualità della legge 1089 di Giuseppe Bottai —  un provvedimento del 1939 a ” protezione delle bellezze naturali”, ancor oggi un punto di riferimento centrale per la tutela del territorio —  intrecciandola con gli scritti di Arnold Toynbee e Oswald Spengler (quante discussioni sulla figura dell'”uomo costruttore di città”…), gli studi degli agronomi, degli ambientalisti, dei geologi europei e americani, le visioni di Serge Latouche e Marcel Mauss. Non era nostalgismo ma un punto di partenza per progettare una critica alternativa e post ideologica al mercantilismo e all’utilitarismo.

Frammenti di pensiero, spezzoni di un cammino interrotto. Tutto si consumò in logiche ristrette di partito: il cartografo non seppe timonare. Non era, evidentemente, il suo mestiere. Ma oggi, proprio oggi, quelle ipotesi di lavoro ritrovano attualità. Freschezza. E allora,  invece di iconizzare Pino per fissarlo — come alcuni vorrebbero —  nello scolorito album del “piccolo mondo antico” post missino, non sarebbe ora di riprendere quelle analisi, quelle “linee di vetta”? Sono materiali tutti da aggiornare, tutti da discutere. Sono lavori su cui, però, vale la pena di confrontarsi e ragionare. Con serietà.