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Follia, stupidità o malafede? Fate voi. Ieri la signora Bindi, presidente della Commissione Antimafia, ha presentato (tardivamente) il suo rapporto sulle relazioni tra politica e malaffare. Come da copione, nella larga rete della Rosy sono incappati soltanto 14 politici “impresentabili” : sette a Battipaglia, cinque a Roma – un aspirante consigliere comunale e quattro in corsa in un municipio della periferia romana – e altri due in corsa in due piccoli centri calabresi. Poca roba, i soliti disperati in lizza nelle liste locali e stupidaggini assortite. Per i corrotti veri (ben noti) si vedrà…

Ma nella relazione Bindi vi è dell’altro. Ben più grave del nome di qualche sfigato di Calabria e dell’Urbe. Allarme, allarme: tra i tredici candidati sindaci della Capitale si cela un vero ladro, un mascalzone preso e acciuffato in flagranza per furto aggravato nel dicembre 2013. Chi è? Da dove viene? Allarme, allarme.

I severi probiviri non fanno (per il momento) il nome, ma è chiaro che si tratta di Simone Di Stefano, candidato sindaco di CasaPound, condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro per la sua sconsiderata e pericolosa condotta nel corso di una manifestazione sotto la sede romana dell’Unione europea. In quel giorno funesto, il Di Stefano Simone osò scalare l’augusto balcone e strappò la venerata bandiera della UE. Vergogna. Condanna. Pubblico ludibrio. Gogna. Frusta e bastonate.

“È stato un gesto politico e continuo ad esporlo come se fosse una medaglia appuntata sul petto”, ha commentato il pericoloso Di Stefano. “Noi rivendichiamo quel gesto. È vero, io quella bandiera l’ho rubata perché per me è uno straccio e non deve essere esposta sui palazzi pubblici, in quanto è causa di crisi e di disperazione per i lavoratori italiani. È importante però ribadire come sia maturata quella condanna, perché mi vogliono far passare per uno zingaro che ha rubato il portafoglio sull’autobus. Ma chi ci conosce, chi ci sostiene, sa come stanno le cose e non si lascia intimidire da questa propaganda”.

Attendiamo dalla signora Bindi un segnale di democratica fermezza. Rinchiudete Di Stefano Simone in una cella oscura, senza luce e senza aria. E senza elettori. È pericoloso.