Basta guerre e, soprattutto, basta fanatici islamici. D’ora in poi pene severe per i fomentatori d’odio e i reclutatori di “volontari”. Lo ha deciso all’unanimità la Camera alta del Parlamento della Bosnia-Erzegovina. Non a caso. I politici di Sarajaevo sono sempre più preoccupati dalla propaganda degli estremismi islamici a favore della “guerra santa” in Siria.  La goccia che ha fatto traboccare il classico vaso è  il caso di Sabina Selimovic e Samra Kesinovic, due ragazzine cresciute in Austria, originarie della Bosnia, scomparse da settimane dopo mesi di lavaggio del cervello da parte di predicatori islamici. «Andiamo in Siria, ci rivedremo in paradiso», hanno scritto alle famiglie e si sono unite al centinaio di “emigranti guerriglieri” partiti dall’Austria e dalla Bosnia, per combattere il governo laico di Damasco.

Da qui le modifiche al codice penale bosniaco, con l’inserimento di un articolo diviso in sei commi che rende illegale «la formazione» e l’«arruolamento in unità paramilitari». Codice che prevedrà in futuro condanne «a un minimo di tre anni» per tutti i bosniaci che saranno giudicati colpevoli di essersi recati in zone di guerra. Carcere sicuro – sino a 10 anni —  anche per i “reduci” che cercheranno di «organizzare, addestrare o mobilitare singoli o gruppi di persone» per conflitti stranieri.

Fra i primi che potrebbero subire, una volta tornato a casa, gli effetti della brusca svolta giudiziaria, il matto che ha prodotto un video di propaganda — diffuso via internet — per futuri guerriglieri islamisti. Barba lunga, berretto nero in testa, un mitragliatore e un paio di bombe a mano e da un telefono satellitare sul tavolo, quattro kalashnikov alle spalle sotto una bandiera nera con scritte in arabo, il macabro personaggio ha lanciato un appello ai bosniaci di religione musulmana. «Buonasera, fratelli e sorelle», ha esordito il tristo speaker  e dopo un delirio sulla beltà del martirio e altre facezie ha invitato le donne bosniache, «se sono nella possibilità di farlo, se non sono malate e se accettano le condizioni della Sharia», a raggiungere i “combattenti dell’Islam” in Siria. «Venite qui  ci sono tanti fratelli non sposati e altri che vogliono nuove mogli». Infine, la conclusiome: «Allah vi aiuti».

Come era nelle attese, in un Paese dove la fede religiosa islamica rimane ragionevole e “moderna”, l’appello è stato accolto da una valanga di commenti ironici e di insulti. «Brutto cretino, abbiamo avuto abbastanza guerre qui», «che vadano, avremo meno problemi» con i pochi estremisti rimasti, «deficiente, in Siria invitaci tua madre mignotta», alcune delle repliche più gentili. Il resto è semplicemente irriferibile.