Il rapporto della DIA sulla gravissima situazione criminale che affligge Napoli ed il suo hinterland dimostra che ci si trova in un contesto davvero fuori controllo. Quarantadue clan  si protendono come un’immensa piovra sulla città, stringendola in una strettissima morsa mortale.
Ogni gruppo criminale ha i suoi uomini armati, i suoi arsenali, i suoi nascondigli, le sue “attività” economiche illecite ( droga, usura, prostituzione, estorsione) e lecite, e quelle “normali”, in realtà dedite al riciclaggio, che alterano il libero gioco del mercato in quanto non dedite al Commercio oppure alla produzione di servizi, ma solo all’attività di “lavanderia” dei profitti illeciti , anche con notevoli minus valenze.

Mappa della spartizione territoriale dei clan napoletani – fonte corriere del mezzogiorno

Migliaia, decine di migliaia di baristi, pasticcieri, camerieri, ragionieri, impiegati, dirigenti, fattorini, autisti, muratori, architetti, ingegneri e così via, sono di fatto dipendenti dai Clan, dai cui affari  dipendono le loro vite, la loro sopravvivenza economica e quella delle loro famiglie e costituiscono una vasta fascia di consenso che in mille modi ostacola la Giustizia.
Non si tratta di rafforzare i presidi con 50, 100 o anche 1.000 agenti in più per il controllo del territorio. Magari ci potranno essere meno “stese”, una criminalità meno evidente e pericolosa , ma la sostanza di una società criminale diffusa ed articolata presente in ogni ambito territoriale ed economico resterebbe pressoché uguale. Per Napoli occorre un piano straordinario, un decreto sicurezza apposito che istituisca strutture speciali così come si strutturarono Polizia e Magistratura per affrontare e sconfiggere il terrorismo. Unità speciali, addestrate, specializzate, per rivoltare da cima a fondo i clan, recuperare migliaia di giovani caduti nelle loro grinfie, risanare l’economia inquinata e tanto altro ancora.


Michele Florino senatore missino della Commissione antimafia affermava, anni fa, che lo Stato e le sue Istituzioni avevano difatti concluso una sorta di “patto di desistenza ” con la criminalità. Il problema è così grave, ampio e diffuso che si finge che si possa risolvere evitando che dei ragazzacci un po’ esaltati continuino a sparacchiare per la strada piuttosto che affrontarlo di petto prima che sia troppo tardi, posto che ormai ci sia ancora tempo, in una società profondamente inquinata a tutti i livelli dal fenomeno criminale.


Nicola Cristaldi, deputato siciliano di AN, già presidente dell’Assemblea regionale siciliana, per quattro anni sotto scorta per minacce della mafia trapanese, dopo una riunione del Comitato per la sicurezza svoltosi a Napoli, in Prefettura, mi disse al Gambrinus, durante un’interruzione dei lavori, che la situazione gli appariva molto grave perché mentre in Sicilia si combattevano due realtà, la Sicilia della mafia e quella dell’antimafia, con una piccola zona grigia che stava a guardare, qui da noi vedeva un’immensa zona grigia che impediva di combattere a fondo e sconfiggere la malavita e che era sbagliato definire “camorra” la criminalità napoletana per assimilarla alla mafia, trattandosi in realtà di una realtà stracciona composta da gruppi in guerra fra di loro e per questo ben più pericolosa e pervasiva. Illuminare dunque la zona grigia e stroncare dalle radici il mostro, un lavoro che non è mai iniziato.