Trattative in stato avanzato e probabilmente al termine tra gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e il Niger per dare accesso alle forze militari di Abu Dhabi, al fine di costruire una base operativa sul confine settentrionale del Niger al confine con l’Algeria e la Libia. Lo ha evidenziato uno scritto apparso su “Mondafrique”, il quale ha sottolineato come “l’operazione sia ad alto rischio per il presidente nigerino, Mahamadou Issoufou, che mette così piede nel pantano libico”, stringendo così una solida alleanza con il generale Khalifa Haftar, che già da tempo sta in pratica assediando Tripoli nella guerra contro le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) diretto da Fayez Sarraj appoggiato dall’ONU. In realtà la base emiratina in Niger sancisce il controllo del confine con Libia, Ciad e Algeria, crocevia di traffici illeciti (armi, droga ed esseri umani) dopo che al termine dello scorso inverno l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar aveva effettuato con ottimi risultati militari la campagna di conquista del Fezzan, occupando la cittadina di el-Gatrun, al centro delle piste desertiche che collegano la Libia al Niger e al Ciad.

Una posizione strategica per il controllo dei confini e monitorare i traffici illeciti, che presto troverà sponda in territorio nigerino nella base degli Emirati, alleati di ferro di Haftar. Probabilmente a convincere il governo nigerino a concedere la base ad Abu Dhabi hanno anche contribuito le generose offerte di denaro emiratine, infatti il Niger è tra gli Stati più poveri del mondo. Il presidente Issoufou aveva inizialmente manifestato la sua riluttanza a un accordo con gli Emirati Arabi Uniti, anche perché Niamey aveva rifiutato di installare nella zona di confine con la Libia una base militare italiana. Del resto è ancora vivo il ricordo delle difficoltà affrontate da Roma per poter insediare la sua base a Niamey dove duecento militari effettuano corsi d’addestramento in favore dell’esercito locale.

Secondo quanto scrive il North Africa Post, accettando la proposta degli EAU, il governo nigerino si è di fatto schierato nel conflitto libico dalla parte di Haftar e avrebbe respinto la richiesta dell’Italia di posizionare forze militari nella base franco-nigerina di Fort Madama per reprimere i traffici di immigrati clandestini proprio perché Roma in Libia sostiene ufficialmente il GNA. Gli emiratini hanno avuto successo con Niamey pur essendo intervenuti molto tempo dopo gli italiani, grazie alla promessa di aiuti economici e al supporto dell’Arabia Saudita, molto influente in Niger. La nuova base emiratina, un’altra è stata istituita da tre anni in Cirenaica, all’aeroporto di al-Khadim, vicino a Bengasi rientra nel confronto che si combatte ormai da anni in Nord Africa, Sahel e Medio Oriente tra il fronte legato alla Fratellanza Musulmana, movimento sostenuto da Turchia e Qatar (sponsor in Libia del GNA) e l’asse Egitto – Arabia Saudita – EAU, che in Libia sostengono Haftar.

Con l’arrivo delle truppe degli Emirati, saliranno a cinque gli stati che schierano forze militari in Niger: Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, questi ultimi presenti non solo a Niamey ma anche nella base di Agadez destinata ad aerei, droni e forze speciali per ristrutturare la quale l’Africa Command ha investito cento milioni di dollari. Una presenza che da un lato contribuisce alla fragile stabilità del Niger, ma dall’altro alimenta dure critiche delle opposizioni al governo, che contestano l’eccessiva presenza straniera nel paese e ora lo sbilanciamento nella crisi libica a favore di Haftar e dei suoi alleati. In aggiunta, viene rimproverato alla presidenza nigerina di aver gestito la trattativa con Abu Dhabi in segreto, senza informarne il Parlamento.

Non sono ancora noti i dettagli dell’operazione, né quando l’accordo bilaterale verrà ratificato né in quanto tempo e in quale luogo preciso verrà istituita la base emiratina, né tanto meno quale tipologia di forze vi verrebbe schierate. Ipoteticamente il contesto operativo prevederebbe la presenza di droni come i cinesi Wing Loong già presenti ad al-Khadim fanteria leggera oltre ad elicotteri e aerei cargo per gestire le complesse esigenze operative e di supporto logistico. Gli EAU continuano così ad espandere il loro ruolo di potenza regionale tra Africa e Medio Oriente dove dispongono di basi anche ad Aden (Yemen), Somalia ed Eritrea oltre a quella libica.