Federico Resler scriveva: «Se c’è un paese dove la politica è una faccenda dinastica questo è la Grecia. L’agone politico greco è infatti dominato da tre famiglie: i Papandreou nel campo di centro-sinistra, i Karamanlis e i Mitsotakis in quello di centro-destra. Il potere passa così di padre in figlio, di nonno in nipote, perpetuandosi finché vi sarà un erede. Se analizziamo la recente storia greca possiamo vedere come tre tra i più influenti politici ellenici siano riconducibili alle famiglie citate in precedenza: stiamo parlando di Giorgos Papandreou, Kostantinos Karamanlis e Dora Bakoyannis».

Insomma, il sistema politico in Grecia non è altro che un ripetersi di governi famigliari, «οικογενειοκρατία» in greco, la parola proviene da le «famiglie politiche» e lo «stato». Nulla di nuovo. Il “sistema dinastico ellenico” Grecia consente un «parlamentarismo negativo», cioè sostiene il paradosso di una o più dinastie che siedono sul «trono dei partiti».

L’ultimo esempio è il nuovo leader di Nuova Democrazia (centrodestra) Kyriakos Mitsotakis, figlio dell’ex primo ministro Konstantinos Mitsotakis nonché fratello di Dora Bakoyannis, una delle dinastie storiche dopo la fine della dittatura dei colonnelli avvenuta nel 1974. Ora Mitsotakis vuole guidare la “rottamazione” della vecchia classe dirigente clientelare e screditata che ha  indebitato il paese e guidare una nuova generazione di giovani tecnocrati meno nazionalisti e più centristi.

Secondo il neo-liberalista Mitsotakis l’economia greca ha bisogno anche un quarto memorandum, cioè ulteriori torture inflitte sulla carne viva di giovani e pensionati, donne e lavoratori, un esercizio di sadismo sociale degli autocrati dell’austerità. «Il mio mandato è chiaro — dice Mitsotakis —  : espansione e rinnovamento per offrire una soluzione alternativa di governo al Paese. Abbiamo un obiettivo comune: esprimere tutte le forze che si oppongono a questo governo populista e incompetente».

Il neoliberista politico ateniese non vuole però accettare come il debito greco resti insostenibile a causa dell’imposizione dei tre memoranda che distruggono giorno dopo giorno l’economia e le condizioni di vita della popolazione. Per spezzare questo circolo infernale e bloccare il crimine, s’impone l’annullamento incondizionato del debito greco. Mitsotakis, come scrive Ninni Radicini (vedi il libro “La Grecia contemporanea 1974-2006”), ha escluso l’ipotesi di una “Grande Coalizione” con Syriza (“Dai militanti di ND ho ricevuto il mandato di non sostenere Tsipras”) e ha sottolineato che Syriza deve dimostrare di essere un partito in grado di affrontare le responsabilità di governo e, nella eventualità si ponesse l’alternativa tra la formazione di un governo di unità nazionale e il ritorno alle urne allora Nuova Democrazia preferirebbe le elezioni anticipate. Già nei giorni precedenti al ballottaggio presidenziale, Mitsotakis aveva detto di voler votare contro la riforma delle pensioni presentata dal governo e in merito alla modifica del sistema elettorale ha detto di considerarlo nel quadro più ampio di una riforma costituzionale.

Per Kyriakos Mitsotakis, la politica si riduce ad una scuola di marketing, cioè strategie comunicative , una nuova retorica meno agguerrita, meno clamorosa. Qui possiamo raccordare questo che dice Beccaria: “La parola politica è al servizio della persuasione. Deve convincere, dare comandi suggestivi. Vuole suscitare nel destinatario, tramite il linguaggio prescelto, un’emozione tale da persuaderlo ad agire nel modo voluto” (Vedi G. L. Beccaria. “Parole della Politica”. 1989, p. 23). E naturalmente nessuna parola di Kyriakos Mitsotakis sulla situazione caotica attuale, sull’autoritarismo crescente esercitato dai governi al servizio delle banche.

Non mancano però le promesse: “Se noi arriveremo al governo, andremo a disobbedire alla Troika”. Promesse impossibili in un sistema politico pre-rappresentativo che oggi tutti in Europa subiamo. Ecco che cosa scrive il professore G. Contogiorgis: «Per quanto riguarda il sistema politico pre-rappresentativo, nella fattispecie quello della modernità, verifichiamo che non include nessuno degli elementi della rappresentanza né, evidentemente, della democrazia. La società è intesa come un privato, non costituisce una categoria politica istituzionale (popolo) e neppure detiene la minima responsabilità politica. Lo Stato non incarna semplicemente l’interezza del sistema politico, ma si appropria anche del concetto della collettività sociale (ovvero della volontà collettiva, che si esprime attraverso l’idea di nazione), poiché solo in questo modo si legittima ad esercitare la dominazione politica contro la società dei cittadini, cioè allo stesso tempo gli status di rappresentante e di responsabile.»

In Grecia non cambia nulla. Non c’è politica, giacché la reduplicazione dell’identico mette fine alla sua divisione. La clonazione è dunque l’ultimo stadio della storia della modellizzazione della politica. Mitsotakis , Tsipras sono politici della clonazione. «Eadem mutata resurgo» ovvero «Sebbene cambiata, rinasco identica», e in greco «περιτελλομένη ώρα».