Come si usa dire: l’uomo si vede nelle difficoltà. Troppo facile, del resto gestire le cose quando tutto sembra andarti bene, per questo è proprio nei momenti difficili che emergono sempre le qualità (e i difetti) delle persone. 

Quando non è più il momento di facili passerelle e passeggiatine coccolati dal tiepido sole napoletano, come quella di Giuseppi Conte trascorsa a mangiare babà, nella sua ‘luna di miele’ con Macronella sotto lo sguardo complice del suo consigliere Rocco Casalino del GF.

Neppure quando il disastro si palesava all’orizzonte, mentre il fantasma della ‘maschera della morte rossa’ si diffondeva nel mondo, che bussava già alle nostre porte proveniente dalla Cina, la compagine dei vendipatria ha recuperato un po’ di decenza e compostezza.

Se un Governo imbelle e inadeguato pure nei momenti buoni si trova a gestire gli effetti di una crisi sanitaria senza precedenti nella storia della Repubblica, però, può solo riuscire a dare il peggio di sé.

Dunque, tardivamente e scatenando inutili polemiche, solo per scaricare la responsabilità sua e dei suoi sodali, il Conte Tacchia della Capitanata è riuscito nel capolavoro di attribuire (falsamente) alla negligenza dei sanitari l’esplodere del focolaio infettivo di Codogno.

Quelli che, solo pochi giorni prima, bollavano di allarmismo ingiustificato chi chiedeva controlli alle frontiere oggi hanno di fatto sospeso la Costituzione. Il cui articolo 13 recita al primo capoverso “La libertà personale è inviolabile.” 

In aperto contrasto anche con gli artt. successivi “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso” (17) e “hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale” (18) 

Col suo Decreto il Governo ha sequestrato sine die tutti gli italiani nelle case senza che nessuno si degnasse di dare loro una spiegazione. 

Stupisce, ma non più di tanto, il silenzio in merito dell’ectoplasma del Quirinale che avrebbe il dovere istituzionale ex art. 87 Costituzione di guidare e “rappresentare l’unità nazionale” in un momento di grave crisi come questo.

Del resto avrebbe anche “il comando delle Forze armate (che sono ovunque impegnate nei compiti di tutela dell’ordine pubblico) e presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge” dovrebbe perlomeno fare da punto di riferimento per il Paese. 

Cosa aspettarsi infatti da gente (dal sindaco di Milano Sala, dal segretario PiDiota Zingaretti o dalle Sardine sua versione low cost) che proponeva, di fronte al diffondersi inesorabile del contagio, per esorcizzare il coronavirus, di recarsi a mangiare un involtino primavera o di farsi una passeggiatina in via Paolo Sarpi, cuore della comunità cinese di Milano.

Il vero capolavoro di improvvisazione è venuto, comunque, col pasticcio del Decreto del Governo, la cui bozza resa pubblica prima del tempo (che si dice sia stata diffusa alla stampa da qualcuno molto ‘vicino’ a Conte) ha provocato prima della sua approvazione ufficiale la fuga nella notte di migliaia di persone dalle regioni del nord verso il Sud ritenuto – del tutto a torto – indenne dal virus.

Altra dimostrazione di inadeguatezza viene dal fatto che inizialmente è stato emesso per regioni e province del settentrione d’Italia e poi esteso, nel volgere di poche ore, a tutto il Paese.

Tra gli incontinenti verbali, esponenti purtroppo di una classe politica priva di intelligenza e capacità, inabili a un ragionamento sensato, dobbiamo peraltro segnalare anche il conterraneo di Giuseppi, il Governatore della Puglia Emiliano, che invitava i pugliesi residenti al Nord a non importare in Puglia il ‘virus Lombardo’.

Per aumentare la confusione non poteva mancare anche la schizofrenia all’interno dello stesso Governo con il Ministro dello Sport che domenica si è fatto la sua passerella post partita a favore delle telecamere per chiedere la sospensione di tutte le manifestazioni sportive, solo poche ore dopo che l’esecutivo (con lui presente) aveva deciso che si disputassero le gare del Campionato di calcio.

Alla confusione generale ci ha pensato persino il ‘tocco professionale’ del sedicente ‘avvocato degli italiani’ che ha stabilito che i cittadini possono recarsi al lavoro muniti di autocertificazione ma per ‘comprovati motivi’.

Sfugge ai più il senso di un’autocertificazione se poi deve essere esibito un comprovante. Che, peraltro, viene previsto solo per gli impegni di lavoro, se si lascia il proprio domicilio, tutti gli altri casi previsti, invece, basta autocertificarli tra cui il generico ‘situazioni di necessità’ (tutto e niente in pratica). 

La speranza dell’Italia può essere riposta, ormai, soltanto nella vituperata categoria dei medici (oltreché, per chi crede, nella ‘divina provvidenza’) che si sacrificano in turni di lavoro massacranti combattendo in prima linea tra le macerie in cui è stata lasciata da anni la Sanità italiana, perchè i ‘dilettanti allo sbaraglio’ al Governo appaiono purtroppo peggiori persino della Peste manzoniana.