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In quella che un tempo era ritenuta ed ancora oggi erroneamente si ritiene la “culla del diritto”, purtroppo si subiscono e si patiscono “scopritori dell’acqua calda”, campioni dell’ovvio, dello scontato, in una parola dell’ovvio, presentati come impareggiabili difensori della dignità, giudici che cavillosamente non vogliono esprimersi, sfuggendo alla funzione loro delegata, parlamentari, sedicenti di “opposizione”, che gioiscono, si esaltano per misure legislatve non solo e non tanto tardive quanto tardive ed irritanti.

Il presidente della Repubblica, in indiretta, debole e diplomatica replica al rappresentante diplomatico (!!!!!) americano, intromessosi pesantemente nel dibattito per il referendum, ha ricordato solo a se stesso e l’avrebbe dovuto segnalare al cowboy che dalla Carta fondamentale italiana “la sovranità è demandata esclusivamente agli elettori”. Mattarella ha fatto precedere questa lezione di “abc” costituzionale con una cavalcata sociologica – massmediale, rischiosa perchè stimolante per mille obiezioni e per mille repliche. Se “il mondo è diventato molto interconnesso […] ed ogni fatto che avviene in un Paese si riverbera sugli altri. Se poi quello in cui sta per accadere una svolta significativa è un Paese importante e l’Italia è un Paese importante [solo perchè “regna” e “governa” Renzi] l’interesse si moltiplica all’estera”, allora diamoci tutti a discutere, senza limitazioni e condizionamenti, critica e denunziare i fatti e gli scandali della politica americani, chiedendo la condanna delle devastazioni, dei soprusi, delle efferatezze di quella nazione in ogni angolo della terra.

Appare sempre più probabile che l’atteso e cruciale verdetto sull’Italicum sarà rinviato dalla Corte Costituzionale “a dopo il referendum”, prestando un appoggio partigiano ed immotivato alle lobbies, nelle cui mani sono le sorti dello Stato.

Si sostiene esistano ragioni per lo slittamento “di carattere tecnico – giuridico ma anche politico – istituzionale”. Le prime erano note e studiate da mesi mentre le seconde sono chiaramente prevalenti e condizionanti e con il trascorrere dei giorni sempre più delicate ed incerte.

Si guarda al ruolo della Consulta, divenuta in caso di rinvio “da arbitro giocatore” e messa a rischio nella sua “immagine di imparzialità” e minato un architrave dello Stato di diritto. La nota del “Corriere” si conclude con parole da integrare senza esitazione: “un motivo in più per il rinvio, secondo chi sta meditando di sollecitarlo. E ottenerlo” magari imponendolo.

Grottesco, autolesionistico, molesto è il trionfalismo palesato dopo l’approvazione, naturalmente non retroattiva , degli stipendi RAI al tetto di 240 mila euro. Dopo il varo all’unanimità al Senato il calmiere passa alla Camera con voto scontato.

L’ex barricadiero Calderoli ha esultato con parole da trasmettere, spiegandone il senso, ai suoi elettori padani : “E’ la fine di Bengodi”. L’altro, il liberaldemocratico da data remota Gasparri , lo ha rivendicato come una propria “vittoria”.

I due dovrebbero in un dibattito aperto e libero ripetere gli stessi concetti e gli stessi autoincensamenti a tutti i cittadini, a tutti i dipendenti pubblici, ai magistrati, ai militari, ai docenti universitari, raggiunti da stipendi di gran lunga più contenuti dopo anni di studi, di applicazioni, di rischi, stipendi conseguiti dopo concorsi laboriosi ed impegnativi, e non per designazione del “Signore” di turno o per una designazione politica in un servizio pubblico pagato dalla collettività, raggiunta con metodi pirateschi e vessatori.