Anche i grandi studiosi europei degli Arabi, dell’Islam e dei vari popoli musulmani – da Tucci a Gabrieli, da Moscati a Bausani e Branca, da Pirenne a Guillame – riconoscono la difficoltà di definire con chiarezza e certezza “il rapporto di legame e distinzione” fra le vicende di quei popoli e la religione e civiltà islamica.
Tuttavia, alcuni dati sono storicamente e logicamente incontestabili:
1) L’Islam e’ il segno sotto cui gli Arabi hanno iscritto il loro nome nella storia mondiale;
2) Qualsiasi religione e qualunque messaggio di Grandi Iniziati si esprime mediante metafore spesso ambigue se non contraddittorie, suscettibili e soggette a diverse e talora contrastanti interpretazioni, (cattolici e protestanti nel Cristianesimo, sunniti e sciti nell’Islam, eresie e scismi in tutte le religioni).
3) Tutte le religioni intersecano il secolo, quindi anche la politica. Anche nel mondo musulmano, come negli Stati europei dopo la Riforma di Lutero, la religione diventa rapidamente strumento di ambizioni politiche e gli interessi politici finiscono per prevalere sui valori della fede.
4) L’Occidente europeo e cattolico armò le Crociate non per un’intrinseca vocazione alla violenza della religione cristiana, ma per la volontà di potenza e l’avidità delle Istituzioni politiche e sociali dell’epoca.
5) L’avversione e l’odio dei popoli musulmani verso tutto l’Occidente e’ si concausa del terrorismo islamico, ma soprattutto e’ effetto della rapacità del capitalismo che ha indotto gli Stati liberal-democratici ad aggredire e invadere, quando è stato possibile, i Paesi arabi e musulmani, nei quali ancora oggi fomenta divisioni e conflitti, realizzando affari d’oro per se’ e sciagure e genocidi per quelle popolazioni, nonché persecuzioni e stragi per le minoranze cristiane.
Con la stessa finalità del profitto ad ogni costo, il capitalismo anche nostrano propizia l’immigrazione di massa in Europa e in Italia sia per abbassare ulteriormente il costo del lavoro, sia per indebolire la coesione sociale e l’autorità dello Stato, che ne potrebbero arginare lo strapotere; del tutto indifferente agli inevitabili disastri del futuro, giacché i bilanci che gl’interessano si misurano al massimo a dodici mesi. E poi la mobilità della finanza assicura sempre vie di fuga facili e veloci!
Dobbiamo, pertanto, noi italiani in genere, noi di destra in specie, impostare in maniera corretta le relazioni con gli Arabi e con il mondo musulmano. Dobbiamo ricordare che gli Arabi preislamici hanno condiviso in parte significativa la cultura greco-romana, contribuendo ad arricchirla e tramandarla in epoca ellenistica; e che la civiltà e la cultura arabo-musulmana ha prodotto tesori letterari ed artistici e monumenti architettonici e urbanistici perfettamente integrati in quella europea , dalla Spagna alla Sicilia.
Dobbiamo ricordare che il Pantheon fu costruito a Roma e da Roma “per tutti gli dei”, affinché ciascun cittadino del mondo potesse onorare la sua religione nel cuore dell’Impero.
Che senso ha opporsi alla costruzione di moschee? E perché non alla costruzione di sinagoghe e chiese evangeliche ? Siamo a nostra volta una specie di ayatollah?
E’ vero, nel Corano ci sono “sure” che possono supportare interpretazioni , per così dire, ideologiche dell’Islam come intrinsecamente aggressivo e la “Jihad”, la guerra santa come premessa del terrorismo. Ma se ne trovano altre di segno opposto.
E’ di tutta evidenza che il terrorismo non appartiene solo al mondo arabo e musulmano, che anarchici e brigatisti rossi non erano e non sono musulmani.
Se Al Qaeda, Hamas, il Califfato, l’Isis invocano la “jihad” per mobilitare legioni di giovani e non, l’obiettivo che perseguono non è la conversione religiosa, ma la laica, laicissima conquista delle risorse energetiche dei loro Paesi, l’ascesa non spirituale ma politica nel mondo, l’eterno ritorno dell’ambizione alla potenza. Usano la religione come strumento, perché il mondo musulmano ha fede, ha ideali, a credenti pronti a sacrificare la vita per realizzare un sogno.
L’Occidente, in primis quello europeo, è stato dissacrato dal combinato-disposto capitalismo e comunismo, atei e materialisti entrambi. La politica vi è concepita e praticata come carriera, arricchimento e rapina. Chi è disposto a combattere e a dare la vita per l’Unione Europea, o per l’Italia?
A me sembra, dunque, che il problema non sia l’Islam, non siano le moschee, non sia nemmeno l’immigrazione. Il problema è riedificare le nostre Chiese, cioè recuperare le nostre radici e ragioni etiche, religiose, culturali e civili; cacciare i mercanti dai templi e dalle istituzioni; rifondare spiritualmente la nostra vita; reintegrare la nostra identità nazionale; ridare all’Europa un fondamento classico e cristiano. Per essere in grado di confrontarci e competere con chiunque, terroristi islamici compresi. Con la consapevolezza che il nemico più pericoloso e’ chi predica e pratica l’ingiustizia, l’illegalità , il caos travestendoli da buonismo, solidarismo, pacifismo.

Il che avviene in molte chiese, in molte istituzioni politiche e sociali e da parte di molte formazioni politiche in Italia. Più che nelle moschee.