Ancora sempre e comunque Berlusconi. Dal foglio di proprietà non c’è che attendersi una ricostruzione delle vicende politiche almeno incompleta. In uno degli ultimi sondaggi pubblicati, uno dei tanti sulla cui fondatezza occorrerebbe sensatamente interrogarsi, il partito della Meloni ha superato il 16%. “Record – chiosa la nota de” Il Giornale” – per la destra. Dal dato – sappiamo perfettamente – altalenante, si parte per tracciare una breve sintesi del partito negli ultimi 30anni. Tra il 1987 e il 1991 e poi fino alle elezioni del 1992 il movimento, dilaniato dalle dispute interne, animate soprattutto da Pino Rauti, la cui Figlia, Isabella, risulta una delle più qualificate componenti del gruppo di F.D. I al Senato.

Nella consultazione del 5 e 6 aprile 1992 una percentuale del 5,37 % e 34 collegi. Gli avvenimenti dei 3 anni successivi rappresentano storia nota: si registrano l’epifania del messia e una svolta nella “storia della destra italiana” Il 23 novembre 1993 Berlusconi con il suo voto, solo potenzialmente attribuito, nelle elezioni comunali di Roma, a Fini, compie il presunto e preteso miracolo: cade l’odiosa discriminazione, sostenuta per decenni da tutti i partiti ciellenisti, DC, PCI e PSI, in testa, ormai matura. Nel gennaio 1994, dopo lo scioglimento del MSI, Fini fonda Alleanza Nazionale, un grande sogno foriero di impetuosa crescita, avvilito da infinite meschinità interne e sabotato dallo stesso autocrate milanese. Nelle politiche del 1996 AN, sull’onda di un entusiasmo effimero, tocca il massimo storico del 15,66%. Con la confluenza nel Popolo della Libertà il vecchio raggruppamento di destra si suicida: troppe e troppo inquinanti le commistioni ed i personalismi.

I dati del 2008 e del 2013 costituiscono la dimostrazione del fallimento dell’allora presidente del Milan: il PDL scende dal 37,55% al 21,56% e l’affluenza diminuisce dall’80,51% al 75,20 %. La ex Alleanza Nazionale non ha seguito ma subito la caduta di Fini, vittima solo dei suoi errori e della sua megalomania. Nel 2013 la destra, bisognosa ieri come oggi di innumerevoli aggiustamenti programmatici ed operativi, rinasce, ottenendo 9 seggi e 666.765 voti, che aggiunti ai 219.585 raccolti da Storace, sfiorano i 900 mila voti (886.350).

Berlusconi sognava di trovare questa nuova Destra, accovacciata ai suoi piedi, sherpa servile o meglio devota valvassina. Nel 2018 la percentuale di FdI sale al 4,35%  con FI al 14,00 % e una percentuale di votanti scaduta al 72,94%. Le europee del 26 maggio 2019 vedono la forbice restringersi in modo eloquente: FI 8,79% e FdI 6,46%, con i votanti caduti al 56,09%  e con ben 989.967 schede bianche e nulle.

Secondo gli ultimi rilevamenti, il partito della Meloni ha superato il 16,2% , distaccando pesantemente il raggruppamento del Cavaliere sempre più sparuto e segnato dalle lotte intestine. E’ da rilevare e rimarcare un aspetto sfuggito ad un analista saggio e soprattutto qualificato come Nando Pagnoncelli, alla irrisolta ricerca di una identificazione degli elettori di FdI, a suo avviso “nuovi”, in realtà “vecchi”, recuperati dopo lo sbandamento salviniano. Ad essi si possono aggiungere molti cittadini, espressisi (sì, espressisi) con la bianca, con la nulla o addirittura con il dichiarato rigetto della scheda, una volta rassicurati da una linea diversa, meno urlata, più attenta, uno dei tanti esempi, agli aspetti culturali e dell’istruzione, in cui FdI è latitante.