Il lungo editoriale dedicato oggi da Galli della Loggia sul Corriere della Sera alla Destra potrebbe delineare, contro la volontà dell’autore, una linea di condotta, non scoperta e non inventata.

Nota in avvio – osservazione non inedita – l’effetto di “droga” avuto da Berlusconi con il suo ventennio sulla Destra , dapprima “euforizzata con successi insperati, le ha credere di essere sulla cresta dell’onda […], per poi lasciarla stremata e a pezzi come appare oggi”, condizionandone probabilmente ogni minima e timida ipotesi di riorganizzazione e di rilancio. Passa poi a sostenere , con una visione parziale e soprattutto monocorde e scolastica, che il problema della Destra esiste precedentemente all’avvento del Cesare di Arcore, “solo che è rimasto nascosto finora dall’assoluta egemonia della Democrazia cristiana”. Si tratta di un problema, ormai maturo per essere studiato e sviscerato, dal momento che la Destra è stata demonizzata per decenni non solo dagli avversari naturali della sinistra ma anche, ed in maniera spesso subdola, dal partito dello Scudo crociato, interessato a neutralizzare, calunniandolo ed infangandolo, l’unico raggruppamento in grado di contestare la deriva di anno in anno più avvertita verso i socialcomunisti.

Non è senza fondamento che la Destra nella fase di sudditanza a Berlusconi abbia perduto smalto e non si sia curata di porre nei programmi governativi idee e propositi connaturati alle proprie tradizioni e al proprio elettorato, commettendo infine l’autentico suicidio politico dell’assorbimento nel PDL.

Galli individua ( o meglio) riscopre i tratti somatici della Destra, che non rifiuta alcuni passaggi liberali ma che guarda alle idee nazionali, costruite anche sull’”anticonformismo culturale” e sulle “posizioni di minoranza” . L’editorialista che gli uomini e le donne di destra si mostrano “attenti alla tradizione, cauti a disfarsene sempre e comunque secondo quanto invece comandano i tempi”. L’editorialista non scopre nulla e non confeziona una ricetta originale nel momento in cui avverte che “una vera politica conservatrice non può che essere soprattutto una cultura orientata allo Stato: allo Stato come garante da un lato dell’interesse generale (che alla fine è sempre l’interesse dei più deboli), e dall’altro dell’obbligo dell’adempimento da parte di tutti dei doveri verso questo interesse”.

L’interesse generale significa “prendersi cura della macchina dello Stato, delle sue articolazioni al centro e specialmente alla periferia, mantenendone la carica di controllo sul territorio”.

La somma di questi indirizzi operativi “corrisponde a quella cosa che si chiama autorità e sovranità dello Stato”, “idea che, sentendo l’aria che tira in Europa, è stata forse messa da parte un po’ troppo affrettatamente”.

Mentre gli elettori di Destra si augurano un capovolgimento dell’attuale situazione, un ravvedimento ed un ritorno rapido ed unanime ai punti basilari e tipici con il definitivo e deciso abbandono delle nostalgie berlusconiane, Galli, non senza motivi e prove, considera ,“rebus sic stantibus” , la Destra avviata a diventare “politicamente il proprio fantasma”.