Dal fastidio e dalla noia sul quadro politica si è scaduti, come era ampiamente prevedibile, con le deprimenti battute dei due Mattei, al disgusto e alla riprovazione più netta. Mancano completamente del resto le alternative. Berlusconi continua la rispolveratura di terapie vetuste senza la minima indicazione delle vie da seguire per produrre i risultati vantati mentre la Meloni conferma di non voler fare un salto di qualità netto e deciso, come dimostrato nelle dichiarazioni rilasciate a “La7”, in cui, dopo aver orgogliosamente elencato le linee programmatiche del proprio movimento, lontane dal liberalismo fuori misura del Cavaliere ed antitetiche a quelle separatiste e disgregatrici di Salvini, si è preoccupata di porre in evidenza, o meglio in risalto, il suo rifiuto di ogni “velleitarismo”, cioè di scelte autonome.

Allora, ancora una volta, è il caso di guardare ad altri momenti della vita italiana, non odierni ma trascorsi tali da creare felici ed insuperate opportunità.

Da decenni, purtroppo, l’opinione viene bombardata e colpita dalle perorazioni incontestabili dei guru ambientalisti e dai pontefici dell’ecologia, loro colleghi scientificamente più dotati. Molti, tanti, troppi cittadini rimangono conformisticamente conquistati e consentono ciecamente con le concioni velleitarie, camuffate come verità inappellabili.

Roboanti polemiche, anzi crociate, sono state condotte contro il nucleare mentre il silenzio più profondo, per molti equivoco, circonda lo sfruttamento delle diverse versioni del petrolio, di cui sono celati i danni inquinanti ed i rischi per la salute.

Pare che la necessità di una tutela della salute collettiva e delle zone in cui si vive e si opera sia scoperta e patrimonio intoccabile di qualche gruppo di persone, subito trasformato, con gli agi ed i vantaggi noti, in corrente politica. E la loro battaglia non ha soluzione di continuità, diviene una fede laica chiusa e manichea, sempre pronta ad aprire nuovi fronti grazie all’insipienza dei governanti e degli amministratori locali.

Questi depositari del dogma ambientalistico, però, vengono colti da amnesie strane e fin troppo esplicite nel momento in cui catastrofiche alluvioni, come quelle verificatesi negli ultimi anni in Liguria ed in Toscana, rendono tangibili le incongruenze, gli errori e le omissioni nella tutela del territorio commessi dai partiti di sinistra (comunisti e socialisti, loro inseparabili compagni), egemoni nei Comuni da circa 70 anni, nelle Province da oltre 60 e nelle Regioni dal 1970.

Eppure la realtà è assai diversa, soprattutto perché troppo a lungo sono state dimenticate e sottotaciute (dalla destra) le misure, attente agli stessi temi su cui è nato e cresciuto un professionismo fanatico.

Pur ricordando le iniziative assunte dal regno di Piemonte con la creazione nel 1822 dal Corpo forestale, oggi con conseguenze incalcolate soppresso, con il varo nel 1863 del “Club Alpino Italiano” e con la istituzione nel 1898 della “Festa degli alberi”, vale ripercorrere i momenti salienti rappresentati dall’apertura nel 1922 del Parco Nazionale del Gran Paradiso nelle Alpi Graie con l’obiettivo di proteggere e salvaguardare la flora, la fauna ed il paesaggio di una delle più splendide zone alpine. E’ costituito con il Regio decreto legge n. 1584 del 3 dicembre 1922 dal regime fascista giunto da pochi mesi al potere e sarà seguito nel 1923 dal Parco nazionale del Gran Sasso, nel 1933 da quello del Circeo e nel 1934 da quello dello Stelvio.

La serie – come è evidente – è lunga ed articolata e dimostra una attenzione ed una preoccupazione nei nostri giorni misconosciute nel nome e nel segno di una irritante faziosità politica.