La vita dell’uomo è fondata necessariamente sulla fiducia: ci si addormenta confidando di risvegliarsi; ci si accomoda su sedie e divani convinti che ci reggano; si va ad un appuntamento sicuri d’incontrarsi; si sale una scala certi che non crolli. Lo stesso vale per l’uso di automobili, treni, aerei, navi.

Insomma, quasi tutti i nostri atti presuppongono una fiducia, più o meno consapevole, sono atti di fede. Gli uomini hanno creduto e credono in un’infinità di cose: superstizioni, favole, leggende, illusioni, promesse, teorie; hanno prestato fede a filosofi, scienziati, finanche a politici e sindacalisti. Trovano difficile soltanto credere in Dio.
“Aiutatemi nella fede”, mormorava mio padre morente, mano nella mia mano. Eppure era da decenni un credente in Dio, un credente roccioso, come può esserlo solo chi si è convertito da adulto, dopo un lungo e appassionato confronto, nel suo caso, con un cappellano militare. N’era conseguita una condotta rigorosamente conforme ai dettati della dottrina cattolica, anche nei rapporti coniugali, donde i diciassette parti di mia madre e i dodici figli da crescere ed educare. E, almeno i maschi, farli studiare, con sacrifici estremi, rinunciando per se quasi a tutto, alla stessa razione di cibo negli anni della guerra. È stata una vita dura, la sua e la nostra, a tratti durissima. Una vita di fede per lui, che, tuttavia, sul punto di morire, invocava sostegno nella fede.
La stessa invocazione rivolgo a mia volta ogni sera a Dio, nel quale ho sempre creduto e che avrei voluto servire da sacerdote, entrando adolescente in seminario. Ne sono uscito non per mancanza di vocazione, ma per carenza di autocontrollo. Si dice che la carne è debole, ma in verità è fortissima. Mi è stato impossibile rinunciare al sesso. Sono felicemente sposato, ho avuto in dono da Dio due splendide figlie, le sole maniglie che mi tengono attaccato alla vita, perché tutto il resto, filosofia e politica, valori ed ideali, impegno civile e sociale, tutto si è rivelato sterile e inutile.
Non c’è ragione di onestà, di bontà, di giustizia, se non c’è Dio. Le abissali differenze fra popoli e fra individui darebbero legittimità ad ogni violenza, se non ci fosse la resa dei conti con Dio. Se non gli dovessimo rispondere di avere degradato in arbitrio la libertà che ci ha donata. Dio è la sola certezza di equità e di giustizia. Che arriverà per tutti, con l’ineluttabile rinvio a giudizio della morte.