Sabato 21 gennaio 2017, alla Sala della cultura di via Tortona in Milano, si è svolto un dibattito sul nuovo libro di Giuseppe Parlato, professore ordinario di Storia contemporanea alla Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, ” La Fiamma dimezzata, Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale”, appena pubblicato da Luni Editrice. Presente l’autore, moderati dal giornalista e politologo Armando Torno, si sono confrontati chi scrive, che lasciò in quel frangente il MSI per Democrazia Nazionale, Ignazio La Russa e Alfredo Mantica, che restarono, passando poi ad Alleanza  Nazionale e al PDL.

Tutti hanno escluso che la scissione del 1976 sia stata ispirata e/o diretta dall’esterno. “In effetti – scrive Parlato – nessuno studio di carattere scientifico su tali vicende ha mai sostenuto la presenza di un sostegno economico o politico della D.C. a livello ufficiale o ufficioso. Gianluca Bertazzoli, Piero Ignazi, Marco Tarchi, Paolo Nello, Francesco Perfetti, Adalberto Baldoni, Nicola Rao, Aldo Grandi, Vincenzo La Russa, Marcello Veneziani, Annalisa Terranova non hanno mai parlato, se non in taluni casi per smentirli, di finanziamenti democristiani allo scopo di convincere i moderati missini a spaccare il partito”. Lo stesso Gianfranco Fini, in tempi non sospetti, aveva ammesso “che, ferma restando la valutazione negativa della scissione di Democrazia Nazionale, tale scissione, come l’organizzazione in corrente interna che la precedette, non fu finanziata da Piazza del Gesù ne’ da altri, ma fu iniziativa politica di quanti la misero in atto.”

La scissione fu, dunque, il culmine di un contrasto culturale e politico fra le due principali componenti del MSI, insorto fin dalla sua costituzione, e puntualmente esploso in occasione dei Congressi, da quello di Napoli (1948) a quelli di Milano (1956) Roma (1963) e Pescara (1965), che non sfociarono in spaccature, pur registrando numerosi e qualificati abbandoni, grazie ad una gestione saggia e prudente della parte prevalente (De Marsanich, Michelini). Saggezza e prudenza che obiettivamente mancarono ad Almirante nella crisi del 1976, quando non solo non medio’ ne’ ammise mediazioni con De Marzio e Roberti, cui pure doveva la carica di segretario nazionale, non eletto, ma appunto cooptato; ma oppose un muro di ostilità, spingendo la loro corrente ad una scelta secca, come sottolinea Piero Ignazi, “o lo scontro immediato in Congresso o l’abbandono del campo”.

Contrasto culturale e politico sulla natura e sul ruolo del MSI, sulla sua identità e sulla sua missione, che pure, a mio avviso, erano evidenti negli atti e nei documenti fin dalla nascita: un movimento nazionale e sociale per la rinascita della Patria e la rifondazione dello Stato, in un’Italia pacificata, dopo la guerra civile, capace di consegnare alla storia il fascismo e l’antifascismo, e di formare la destra democratica, alternativa al liberalismo come al socialismo e al comunismo.

Un percorso confermato da innumerevoli atti e documenti a partire dall’Appello agli italiani del 26 dicembre 1946 , “al di là delle diverse appartenenze politiche”, con la sola esclusione dei negatori della Patria e Dieci punti programmatici, tra i quali il V, ” libertà di associazione, di parola e di stampa”. Nel Documento della Direzione Nazionale del 15 gennaio 1950, con De Marsanich presidente, Michelini  segretario si legge “Non rinnegare, non restaurare. Superare il fascismo, uscire dall’isolamento, affrontare il problema della democrazia”. Il 6 Maggio 1969  altro Documento della Direzione Nazionale, De Marsanich presidente, Michelini segretario, in cui si vuole “conciliare la sovranità del popolo e l’etica dello Stato, essere chiari, pena vedersi contestati due volte: come fascisti a bagnomaria e come democratici ipocriti e tentennanti”; perciò il MSI doveva superare l’opposizione, poichè “una forza politica che non offra a se stessa e agli altri prospettive diverse dall’opposizione, si traduce fatalmente in una forza politica ad esaurimento”.

Il 28 giugno di quell’anno De Marzio e Roberti promuovono in Direzione Nazionale la nomina a segretario di Almirante, in sostituzione di Michelini, deceduto pochi giorni prima, previo il suo impegno solenne a mantenere e sviluppare la politica di destra moderna.

Tra il 1969 e il 1974 Almirante, “democratico” anche oltre misura, proclama di voler “defascistizzare il partito” (palazzo dello Sport, Roma, luglio 1969), nella Tribuna politica dell’aprile 1972, esalta “i valori della Resistenza in quanto valori di libertà”. Al X congresso del 1973, presidenti Birindelli e Covelli, oltre De Marsanich, conclude il suo intervento con queste parole: “Saremmo tutti condannati, inesorabilmente, a un’ingloriosa fine per esaurimento, per inedia, per spegnimento, per generale disinteresse, se abbandonassimo il linguaggio e l’indirizzo della Destra Nazionale per contrapporre all’antistorico, all’anacronistico, al faziosamente nostalgico arco costituzionale, un arco nazionale e civile comprendente le forze, gli interessi, le solidarietà politiche, sociali, economiche e anche internazionali…”. E ancora nel Comitato Centrale del 12 gennaio 1974 il segretario appunta che “La Destra deve apparire sempre più un punto di riferimento e di incontro, una volontà è una capacità di coagulo , di unione, di pacificazione nazionale, sempre meno una parte, una fazione, una rigida e chiusa ideologia”.

Un percorso che s’interrompe traumaticamente nel 1976, dopo l’esito negativo delle elezioni politiche e l’apertura di un dibattito lacerante nel gruppo dirigente. Con la scissione — sicuramente uno sbaglio e Parlato spiega bene ragioni e conseguenze — Il MSI passa all’alternativa globale al sistema e riprende toni nostalgi e velleitari: “Il Fascismo è il nostro traguardo”. Un radicale ribaltamento di linea politica, un totale capovolgimento di indirizzi che porta inesorabilmente all’esaurimento e allo scioglimento del partito. E propizia, complice Fini, l’occupazione dell’area della destra da quella Democrazia Cristiana travestita, denominata Forza Italia.

 

Giuseppe Parlato

LA FIAMMA DIMEZZATA

Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale

Luni editrice, Milano 2017

Pagine 320, euro 24,00