Giorgio Almirante che, come me, era favorevole alla pena di morte, ebbe a dichiarare (suscitando vasto scalpore in quello che definivamo “il nostro mondo”) che avrebbe voluto la “doppia pena di morte” per i terroristi di destra. Questa sua condivisa ( almeno da me) inflessibilità mi torna alla mente ogni volta che va in scena il “cretinismo”, intollerabile morbo che da decenni è ampiamente diffuso tra gli esaltati di questa metà del cielo.
Ora, convenzioni e sovrastrutture ci informano purtroppo che il cretino non possa essere giustiziato in quanto tale, benché la scelta opposta aiuterebbe a risolvere diversi problemi di sovrappopolazione e, di questi tempi, diminuirebbe oltremisura i rischi di contagio.
Tuttavia resto convinto, nel mio fiero darwinismo sociale, che il cretino debba essere totalmente emarginato e ghettizzato; e che l’annientamento sociale, per riprendere le parole del Segretario, debba essere doppio se e quando vengono sventolati vessilli che ti muovono a simpatia.
Perché il cretino finisce per mettere alla berlina l’intero tuo mondo, fa perdere credibilità ai messaggi, attira gli esaltati e in questo modo condiziona al peggio linguaggio e proposte di chi quel mondo avrebbe la responsabilità di rappresentarlo seriamente.
Ecco, ieri, a Roma, é andata in scena l’ennesima gazzarra dei cretini.
Alcuni dei quali (solitamente riconducibili allo stesso gruppo, i cui adepti meriterebbero un trattato di Lombroso ed i cui leader sono scaltri uomini d’affari, ancorché detti affari non sempre risultino commendevoli) sono così scientifici, metodici ed infallibili nella dimostrazione della loro minorità mentale, dal rafforzare ogni volta il sospetto che siano collaterali o prezzolati dal sistema che ha interesse a renderci tutti ridicoli.