Il Ministro dell’Interno, Vice Presidente del Consiglio e Segretario della Lega, Matteo Salvini, ha presentato formale querela contro l’ex tesoriere del partito-movimento, Francesco Belsito (nella foto). Il passo è stato fatto all’indomani della sentenza di secondo grado, presso il Tribunale di Genova, magistratura che ha confermato il sequestro di quarantanove milioni di euro in materia di rimborsi elettorali ai danni del Carroccio. Per compiere quanto sopra scritto, Matteo Salvini aveva infatti un lasso temporale utile sino all’odierno mese di novembre 2018, per depositare l’atto giudiziario presso la Corte d’Appello interna al Tribunale di Milano.

Se l’attuale leader della Lega non avesse proceduto in tal senso, l’intero procedimento sarebbe stato fermato con un risultato giudiziario di “improcedibilità” e con l’annullamento delle condanne inflitte dal Tribunale lo scorso anno. Si tratta di due anni e tre mesi ad Umberto Bossi, un anno e sei mesi al figlio del senatùr e due anni e sei mesi all’ex tesoriere Belsito. Matteo Salvini ha però risparmiato proprio il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi, decidendo di non procedere  verso il duro e puro “lombardo-padano”. Così facendo tutto il disonore e l’onere di risarcire, in tutti i sensi, l’attuale Lega. Sarà adesso la Procura della Repubblica di Milano, con in testa Cornelia Martini, a valutare se la denuncia-querela di Matteo Salvini potrà avere accesso e seguito presso il Tribunale della capitale economica e finanziaria d’Italia a seguito di una corretta fattispecie procedurale. I legali del Vice Presidente del Consiglio si sono dichiarati fiduciosi intorno ad una favorevole accoglienza della magistratura milanese. Il quattordici gennaio 2019, a Milano, sapremo tutto in merito.

Ben quarantanove miliardi di euro in rimborsi elettorali sarebbero stati infatti spesi in modo illecito. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, aveva in precedenza già patteggiato con la Procura della Repubblica di Genova la restituzione di quanto in oggetto per mezzo di rate annuale da 600 mila euro all’anno, nell’arco temporale dei prossimi settantasei anni.

Il crollo del ponte Morandi a Genova può essere simbolicamente così letto: l’originalità e la tenuta architettonica del ponte rappresenta la tenuta istituzionale della Prima Repubblica (2 Giugno 1946 – primavera/estate 1992), mentre il crollo con conseguenti vittime inquadra istituzionalmente la Seconda Repubblica (primavera/estate 1992 – 30 Maggio 2018). Per una formazione politica come la Lega “Italia” — che naviga a vele spiegate oltre il 30% del consenso elettorale — , in merito alla nuova formazione del parlamento europeo con sede a Bruxelles e a Strasburgo, istituzionalmente doppiamente oneroso basterebbe infatti concentrare tutto nel solo sito interno alla capitale belga. Un atto dovuto di onestà nei riguardi degli italiani e degli europei