Se un qualsiasi nazistoide apparisse in televisione e dicesse :” Pensate che la sinistra mi accusa ancora del fatto che noi abbiamo gassato la gente!”, credo che  una qualsiasi persona di buon senso avrebbe un moto di disgusto e di sdegno e cambierebbe canale.

Seguirebbero interrogazioni parlamentari e tutto il corredo di indignazioni, in questo caso più che  giustificate.

Se però un qualsiasi appartenente al circo  progressista affermasse :” Pensate che la destra ancora oggi tira fuori la storia dei comunisti che mangiano i bambini !” la risposta più comune sarebbe un sorrisino sarcastico o l’indifferenza.

Eppure così avvenne. Tra gli oltre cento milioni di morti,  che gravano sulla coscienza dei comunisti di tutto il mondo, ci sono le decine e decine di milioni di morti per fame.

Tra i metodi di sterminio di massa non ci fu solo la soppressione diretta nei lager nazisti , nei gulag sovietici e nei laogai cinesi.; ci fu anche l’uso sistematico e strumentale della carestia .

Fu utilizzata dai comunisti sovietici, cinesi, nord coreani, cambogiani, ma anche dai britannici nei confronti del Kenia, dagli stessi nazisti, dagli islamisti sudanesi nel Darfur.

In Ucraina, negli anni trenta, ci furono oltre quattro milioni di morti . Milioni di contadini, costretti a consegnare tutte le loro magre riserve sotto minaccia o sotto tortura,  si trovarono in preda alla fame. Si verificò una fuga in massa dalle campagne verso le città per la sopravvivenza.

Il 22  gennaio 1933  Stalin ordinava alle autorità locali: “Impedite con ogni mezzo ai contadini dell’Ucraina e del Caucaso settentrionale di partire in massa verso le città. Dopo l’arresto degli elementi controrivoluzionari, gli altri fuggitivi saranno ricondotti nei luoghi di residenza.” Tale ordinanza costituì una vera e propria condanna a morte per tutta questa povera gente.

Nella primavera del 1933 furono segnalati i primi casi di cannibalismo.

Da un rapporto della GPU, la  polizia segreta sovietica  giunsero queste informative  : “Ogni notte si raccolgono ad Har’kov circa 250 cadaveri di persone morte di fame o di tifo. Si è osservato che in moltissimi casi i corpi erano privi di fegato, evidentemente asportato attraverso un ampio squarcio. La polizia ha finito col cogliere sul fatto alcuni dei misteriosi  “amputatori”, i quali hanno confessato di aver preparato con quelle carni il ripieno dei “pirozok ( piccoli sformati di pasta farciti ), che poi hanno venduto al mercato”.

In quei mesi moltissimi bambini venivano abbandonati dai genitori contadini nelle città,  sperando per i loro figli in un destino diverso da quello già segnato per loro.

Bambini che poi venivano caricati sui treni e poi lasciati in aperta campagna o in alcun campi di concentramento,  dove poi sarebbero in gran parte morti di stenti.

Analoga sorte ebbe,  negli anni quaranta,  un centinaio di bambini  prelevati alla fine della guerra civile spagnola e portati in Urss, orfani di franchisti uccisi o di comunisti iberici. Dovevano rientrare in un qualche programma di educazione del perfetto comunista, poi vennero abbandonati in un campo di prigionia accanto ad uno dove erano imprigionati alcuni soldati italiani, a cui dobbiamo questa testimonianza.

Il cannibalismo non fu un fenomeno riguardante solo il periodo della grande carestia negli anni trenta, ma si verificò, dopo la ritirata del Don, in casi isolati, anche nei campi di prigionia dove erano rinchiusi soldati italiani, rumeni ed ungheresi , ridotti alla fame più nera.

I tedeschi non venivano fatti prigionieri ma uccisi sul posto, appena catturati, con un colpo alla nuca.

Le sentinelle sovietiche di notte lasciavano che ombre furtive si avvicinassero alle cataste di cadaveri abbandonati nei pressi dei reticolati e si facesse scempio dei loro corpi. Solo nell’imminenza della fine della guerra tale pratica non venne più tollerata ed i prigionieri superstiti ebbero qualcosa , sempre poco, da mangiare.

Le ultime segnalazioni di cannibalismo arrivano agli anni 70 quando i Khmer rossi uccidevano i loro prigionieri e vi asportavano la cistifellea, che consideravano una utile medicina.

Oggi sono passati più di settant’anni, il comunismo è miseramente fallito, anche se persistono patetiche, ma criminali parodie in qualche angolo del mondo.

I russi sono diventati tra i nostri migliori clienti in quel grande business che è il turismo di massa.

Arrivano a frotte e consumano, a tal punto, che tra gli albergatori italiani vige il passaparola di fare ogni giorno una strisciata con la carta di credito del cliente russo, onde non trovarsi con il conto insolvente alla fine del soggiorno, azzerato dallo shopping compulsivo.

I russi come gli americani, come i tanti arricchiti  di questo mondo hanno oggi il problema dell’obesità e di tutte le complicanze che essa comporta, ipertensione, diabete, cardiopatie.

Per una legge del contrappasso oggi è l’abbondanza il loro problema.

Intanto però nubi minacciose si addensano ai confini dell’Ucraina , ritratti di Stalin vengono nuovamente esibiti nelle manifestazione filorusse in molte città .

Lugubri ricordi tornano ad affiorare , speriamo che Vico con  i suoi corsi e ricorsi storici, stavolta non abbia ragione.

 

Bibliografia

Eugenio Corti “Il cavallo rosso”. Ed. Ares

AA. Vari “Il libro nero del comunismo”. Ed. Mondadori

Daniel J. Goldhagen  “Peggio della guerra” ed. Mondadori