Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHCR) ha approvato una risoluzione che condanna le violenze verificatesi in Libia, esortando l’Alto Commissario, Michelle Bachelet, a inviare una missione d’inchiesta nel Paese nordafricano. Contemporaneamente, il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha incontrato i rappresentanti del Comando Africano degli Stati Uniti (AFRICOM). Recentemente l’Onu, per mezzo de la Missione di Supporto in Libia (UNSMIL), aveva espresso “orrore” verso il rinvenimento di una dozzina di fosse comuni nella città di Tarhuna, conquistata dall’esercito di Tripoli nei primi giorni di giugno, auspicando indagini efficaci, rapide e chiare ai sensi del Diritto internazionale, al fine di identificare le vittime, stabilire le cause della morte e consegnare i corpi ai familiari.

Il Tribunale penale internazionale ha affermato che una simile scoperta potrebbe corrispondere a un crimine di guerra. Parallelamente, nella risoluzione del 22 giugno, l’UNHCR ha altresì espresso la propria preoccupazione in merito a torture e violenze, anche sessuali e di genere, denunciate nel corso degli anni, così come per le condizioni in cui vivono i prigionieri di carceri e centri di detenzione libici. La commissione di inchiesta avrà il compito di avere contezza delle violazioni e degli abusi del Diritto internazionale dei diritti umani, perpetrati “dall’inizio del 2016” da ciascuna parte coinvolta nel conflitto libico. Gli esperti dovranno poi presentare quanto scoperto il prossimo settembre, nel corso della 45esima sessione dell’UNHCR.

La risoluzione adottata il 22 giugno era stata già proposta nel mese di marzo da un gruppo di Paesi africani, ma, successivamente, l’UNHCR è stato costretto a sospendere la propria sessione annuale, a causa della pandemia di Covid-19, rinviando la votazione. Il vice direttore di Human Rights Watch, Eric Goldstein, ha sottolineato che l’istituzione della commissione di inchiesta rappresenta un campanello d’allarme per i gruppi armati ed i capi militari impegnati nel conflitto, mettendoli in guardia da eventuali gravi crimini.

Nella città di Zuwara, il premier del governo di Tripoli, Governo di Accordo nazionale (GNA), ha tenuto un incontro con AFRICOM e, nello specifico, con il comandante Stephen J. Townsend, in cui sono state discusse le modalità di coordinamento Washington-Tripoli nella lotta al terrorismo, in un quadro di cooperazione strategica tra i due Paesi. Le parti, accompagnate da rappresentanti sia libici sia statunitensi, alla presenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, hanno preso in esame gli sviluppi dello scacchiere libico per quanto riguarda la presenza militare e la sicurezza, è infatti volontà degli USA stabilizzare l’ex colonia africana italiana. Il comando AFRICOM ha ancora espresso la propria preoccupazione di fronte all’ingerenza straniera nella crescente escalation, con particolare riferimento alla presenza di Mosca e dei suoi mercenari. Washington ha evidenziato la necessità di un cessate il fuoco in Libia, così come “l’importanza strategica” di garantire la libertà di navigazione nel Mediterraneo. Il Comando statunitense ha esortato le parti impegnate nel conflitto a sedersi al tavolo dei negoziati, sotto l’egida dell’Onu, in quanto la crisi attuale “priva la popolazione libica del proprio futuro”. Non da ultimo, Norland ha messo in luce gli sforzi profusi da Washingon a livello diplomatico, con il fine di promuovere una risoluzione politica, basata sul dialogo.

Per l’ambasciatore, l’instabilità attuale rischia di trasformare la Libia in un terreno fertile per organizzazioni terroristiche, come al-Qaeda e lo Stato Islamico, oltre a favorire l’ingerenza di attori stranieri e ad acuire le sofferenze del popolo libico. Il diplomatico ha, pertanto, invitato gli attori esterni a non alimentare ulteriormente le tensioni, a rispettare l’embargo sulle armi imposto dall’Onu, così come gli impegni assunti in contesti internazionali. Gli USA, ha riferito l’ambasciatore, continueranno a promuovere la sovranità libica, la stabilità politica, la sicurezza e la crescita economica. Lo scorso 18 giugno l’AFRICOM ha pubblicato immagini di aerei russi presso la base di al-Jufra, inviati per sostenere l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con al comando il generale Khalifa Haftar. A fine maggio una squadriglia di MiG-29 e diversi Su-24, di fabbricazione russa, erano giunti nella medesima base, dopo aver volato dalla Russia alla Siria. La base di al-Jufra e la città costiera di Sirte rappresentano i due principali obiettivi dell’ultima operazione lanciata dalle forze del governo di Tripoli, tuttora in corso. Il GNA, guidato dal premier al-Sarraj, è considerato l’unico esecutivo legittimo riconosciuto a livello internazionale, sin dalla sua istituzione avvenuta con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Esso viene sostenuto da Turchia, Qatar e, in modo intermittente, dall’Italia. Contro c’è il governo di Tobruk, legato all’LNA e al generale Khalifa Haftar e sostenuto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia e Giordania.