14 ottobre 1957 – Tre colpi di Stato in una sola volta!
E’ quello che – probabilmente – accadde tra la fine di settembre e il 14 di ottobre 1957 a San Marino.
Sintetizziamo al massimo una vicenda complessa nella quale, ancor oggi, la verità storica sembrerebbe cambiare in modo radicale a seconda dei punti di vista ideologici.
Alla psicosi del “colpo di Stato” San Marino non era nuova.
L’ultima volta se n’era parlato nel 1944 quando i tedeschi che fino a quel momento avevano rispettato la libertà e la neutralità sanmarinese, iniziarono a pensare che si stesse organizzando un colpo di Stato comunista nella Repubblica del Titano che dal 1923 al 1943 era stata amministrata dal Partito Fascista Sanmarinese e che, con la nascita della RSI in Italia, era amministrata dal Partito Fascista Repubblicano Sanmarinese.
Era accaduto che dopo il devastante bombardamento Alleato della Repubblica che non era in guerra con nessuno, avvenuto il 26 giugno 1944, quando ben trecento bombe causarono decine di morti sanmarinesi e distruzione, i tedeschi iniziarono a sospettare che si stesse organizzando una banda partigiana in quel territorio, approfittando delle loro garanzie (fornite dal Maresciallo Rommel in persona nel 1943) di non violarne le secolari libertà.
Dopo un tira e molla di minacce e diplomazia, che raggiunse i suoi punti più alti quando un reparto di Waffen-SS Turkmene progettò di occupare la Repubblica e un partigiano uccise un soldato russo della Wehrmacht, le acque si calmarono senza grandi danni fino all’arrivo delle truppe del Gen. Alexander – quello che nell’agosto 1944 causò tanti lutti e distruzioni a Firenze decidendo di liberarla anziché andare diritto verso la Linea Gotica – che, dopo la famosa “battaglia di San Marino”, la occupò per tre mesi senza troppi complimenti e rispetto di tradizioni di libertà secolari.
E i sanmarinesi non furono da meno nei confronti dei loro concittadini fascisti visto che scattò l’epurazione che si concluse con un mega processo con relative condanne per alcune decine di fascisti locali.
Nel dopoguerra la Repubblica si trovò nella bizzarra condizione di essere l’unico “paese” occidentale a violare il Patto di Yalta, ovvero la divisione del mondo in due sfere di competenza, una americana, l’altra sovietica.
Sì perché dal 1945 andò al governo della Repubblica una giunta di comunisti e socialisti. Fatto questo che irritò non poco americani e i loro amici italiani democristiani che stesero una sorta di cordone sanitario attorno alla Repubblica di San Marino.
Per rompere l’assedio economico San Marino si dette al gioco; impiantò un mega-Casinò che in breve divenne fonte di ricchezza sfruttando il vizio del gioco soprattutto da parte degli italiani che accorsero numerosi a tentare la fortuna.
La reggenza socialcomunista durò oltre un decennio; a turbare gli equilibri politici sopraggiunse nel 1956 la Rivoluzione ungherese la cui repressione fu causa di abbandoni in massa da parte di intellettuali e militanti dei partiti comunisti occidentali. Nonostante ciò, San Marino parve reggere al colpo e perse pezzi soltanto perché la crisi la ebbero parte dei socialisti locali.
Gli americani cercarono di sfruttare la situazione e l’Amministrazione Eisenhower, tramite il Consolato USA di Firenze, cercò di favorire lo sgretolamento di quella Repubblica rossa nel cuore dell’Italia democristiana. E’ a questo punto che si parla del primo “colpo di Stato”, avanzando l’ipotesi che la Repubblica fosse stata invasa dai dollari americani per indurre qualche consigliere dello Stato a far mancare i voti che consentivano alla giunta di reggere; a questa ipotesi se ne contrappose un’altra, altrettanto probabile.
Non fidandosi evidentemente dei propri eletti (i “nominati” in politica piacciono di più) il Partito Comunista di San Marino aveva fatto firmare delle lettere di dimissioni (dalla Giunta di reggenza dello Stato) in bianco che al momento giusto furono usate per impedire il ribaltone.
Ne sortì un complicato intrigo istituzionale con la nascita di due Amministrazioni contrapposte che si accusavano a vicenda.
La tensione salì alle stelle quando una delle fazioni, quella “anticomunista” occupò un edificio a Rovereta e, proclamatosi “governo provvisorio” riuscì a farsi riconosce dall’Italia.
Gli altri non stettero a dormire e costituirono una Milizia Volontaria temendo un colpo di mano appoggiato dagli italiani.
Dopo varie vicende, il 14 ottobre 1957 il Governo provvisorio prese possesso del Titano, sciolse la Milizia e si insediò nel Palazzo Pubblico.
Nel mezzo dei due colpi di Stato “democratici” se ne situò – sicuramente il più simpatico – un terzo, che aveva probabilmente poco di politico e molto di goliardico. Il leader golpista fu un geniale sanmarinese di famiglia di tradizioni socialiste, oggi ottantenne, intellettuale dai modi aristrocratici, pare grande tombeur de femmes, elegantissimo e abituato agli ambienti mondani della costa adriatica e della romana via Veneto, Tullio Giacomini , abituato agli scherzi e alle bevute con gli amici., ma anche alle cose serie, come occuparsi di teatro e pubblicar libri con prefazione di docenti di Filologia classica della Sapienza.
Giacomini si inserì tra i due litiganti con un manipolo di goliardi (probabilmente tutti neofascisti) che, assaltate le mura del castello malatestiano di Faetano, ne prese possesso e proclamò la nascita di una nuova giunta sanmarinese.
I “golpisti” spesero un capitale per rendere noto al mondo il loro gesto, mandarono telegrammi per comunicare l’insediamento del nuovo esecutivo al Cancelliere tedesco Adenauer, al Presidente egiziano Nasser (fortemente amato dai neofascisti europei, considerato con i suoi “giovani ufficiali” una sorta di Peron d’Egitto), al Presidente francese De Gaulle e naturalmente anche al repubblicano Eisenhower negli USA.
Ministro degli Esteri fu nominato il giovane Marzio Ciano, un altro goliardo noto alle cronache e alle osterie oltre che per il fatto di doversi portare sulle spalle la memoria storica di un padre fucilato (Galeazzo Ciano) e un nonno accusato di non aver fatto niente per salvarlo (Benito Mussolini).
Pare che l’azione oltre che creare scompiglio, sia stata presa in seria considerazione da qualche Stato per qualche giorno.
Chi scrive questa nota, oltre ad aver raccolto particolari esilaranti dalla viva voce di chi – nicchiando un po’ sul suo ruolo – probabilmente vi partecipò, ricorda di aver letto un articolo serioso sulla cronaca dell'”Unità” di allora, sul tentato golpe fascista sanmarinese.

Tutto finì come doveva finire e gli impolitici ragazzi golpisti poterono tornare a beccar condanne per aver ribattezzato il più importante asse stradale di Riccione “viale della Repubblica Sociale”, organizzare il “festival degli spaventapasseri” nel Montefeltro, a scorrazzare tra ville di Capri, nobildonne romane e turiste nordiche o magari a entrare nelle Case del Popolo della Romagna offrendo da bere ai presenti “alla salute di mio nonno” (diceva Marzio Ciano) per poi rivelare il nome del festeggiato.