Il burattino, tra i suoi tanti proclami, dopo l’alluvione di Genova ha inserito anche la promessa di un centinaio di milioni per mettere in sicurezza i fiumi. Fantastico. Peccato che, solo per il settore pubblico ligure, i danni ammontino ad oltre 300 milioni. Quelli dei privati genovesi sono molto più alti e varrebbe la pena di ricordare che è anche morto un uomo. Per incuria, per incapacità del sindaco, per errori della protezione civile, per i ritardi cronici della giustizia italiana che non è in grado di decidere chi debba o non debba eseguire dei lavori indispensabili.
Nel gioco dello scaricabarile non si sa chi sia il più colpevole. Ma, di sicuro, la colpa maggiore è dei governi che, in questi anni, hanno pensato solo a tagliare, a ridurre gli investimenti. Soprattutto in montagna. In base alla logica, da cerebrolesi, che in montagna vivono poche persone, dunque rappresentano pochi voti ed i problemi possono tranquillamente essere ignorati.
Lo si è visto anche con la truffa delle “città metropolitane” o delle nuove finte elezioni provinciale. Si bada solo al numero e le montagne non contano più nulla perché i numeri sono inferiori rispetto alla pianura. Con il grande risultato di ridurre gli interventi di manutenzione dei boschi, di pulizia dei torrenti, di salvaguardia dei terreni marginali. E la montagna – forse i grandi economisti che rovinano l’Italia e l’Europa non lo sanno – si muove sempre, e verso il basso. Un territorio abbandonato diventa un territorio che frana, che precipita a valle, in pianura. I rigagnoli trascurati gonfiano i torrenti trascurati e precipitano a valle diventando fiumi senza controllo. Quanto costa tutelare il territorio montano? Quanto costa garantire la sopravvivenza delle popolazioni che non sono ancora fuggite? Molto, ma molto e ancora molto meno di quanto costi ripagare i danni dei disastri ambientali in pianura o sulle coste. Tra l’altro evitando morti, feriti, disperati.
Ma i cervelli piccoli piccoli di chi guida, da Roma, questo Paese non arrivano a capirlo. Lorsignori riescono, a malapena, a pensare alla fine della giornata. Quasi mai riescono ad immaginarsi il giorno successivo. Figuriamoci se comprendono le prospettive sulla distanza di anni, o anche solo di mesi. Tagliamo i fondi alla montagna e speriamo che il tempo sia clemente. Grandi strateghi.
Lo si è visto anche con la pagliacciata della Macroregione Alpina. Quali sono i territori alpini? Lo sa anche un bambino: quelli SULLE Alpi. Invece, per i professionisti dei tagli e degli investimenti a senso unico, i territori alpini sono anche e soprattutto quelli SOTTO le Alpi. Dunque i fondi per la macroregione saranno destinati non soltanto ai piccoli paesi delle vallate alpine, ma anche e soprattutto a Torino, a Milano. Con la forza dei numeri e della democrazia truccata.
L’area metropolitana di Torino, che comprende anche le vallate alpine, sarà guidata dal sindaco di Torino e con una netta maggioranza di sindaci che con la montagna hanno nulla a che fare. Tanto per ribadire i rapporti di forza. E’ la democrazia, bellezza. Si allargano i confini del territorio in cui si vota, si fanno votare insieme le metropoli ed i paesini con 200 abitanti, e poi si vede chi ha la maggioranza. Stile burattino per un Paese senza più balocchi.