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C’è un’invasione sovversiva che sta sorprendendo nazioni impreparate. Non è l’immigrazione selvaggia di questi mesi, ma è la Gender theory. Una nuova ideologia che sta colpendo l’umanità nella propria intimità. Si tende a cancellare la differenza uomo-donna e introdurre il concetto di uomo neutro, che si apre, sulla base degli orientamenti sessuali, a tutte le identità di genere. Si sopprime il vecchio modello di società eterosessuale per creare la società neutra senza sesso. Di fronte a questa triste prospettiva narcisistica dell’ideologia del gender non dobbiamo avere paura di opporci, anche se troviamo opposizioni, ostilità e timori all’interno del mondo cattolico, del resto sarà “il tormentone del secolo”.

“Da circa trent’anni, nuove ideologie si stanno diffondendo per confondere le fondamenta dell’antropologia”, lo scrive Etienne Roze nel suo poderoso saggio, “Verità e splendore della differenza sessuale”, edito da Cantagalli (2014). Di questa confusione se ne era accorto il grande Giovanni Paolo II, che nel 1981, vedeva un “annientamento” se non reale almeno intenzionale, del corpo. Una negazione del sesso umano, della mascolinità e della femminilità della persona umana […]”.

In pratica nel nome della lotta alle discriminazioni che impedirebbero a delle minoranze di vivere il proprio sesso a loro piacimento, di avere gli stessi diritti degli eterosessuali,“i parlamentari, sotto la pressione delle lobby, fanno approdare i loro rispettivi Paesi nell’elenco di coloro che hanno scelto le nozze gay e, in nome della lotta al bullismo e alle ingiustizie che feriscono i bambini e gli adolescenti, optano per modelli educativi omogeneizzanti”. E’ un fenomeno quasi invisibile, secondo padre Roze, colpisce la mentalità culturale, tutta la società, senza che la stragrande maggioranza dei cittadini si renda conto.

Intanto si scorgono per padre Roze,“Manipolazioni sovversive si impadroniscono delle comunicazioni per ridefinire il linguaggio e quindi la realtà antropologica, lasciando le persone all’oscuro.Tuttora poche sono coloro che avvertono il pericolo, al punto che la maggior parte delle popolazioni rimane, se non anestesizzata,almeno inconsapevole”. Inoltre il sacerdote francese intravede un certo spirito “gregario”, che acceca le menti e trascina i migliori intellettuali, scienziati e persone di spicco a pensare allo stesso modo. A cominciare da coloro che reggono le sorti della politica e dei popoli.

Osare di opporsi a questo pensiero unico, alla corrente ideologica del gender,“affermando valori che si radicano nella natura, può oggi portare alla conseguenza di essere tacciati di omofobo ed eterosessista, fino addirittura a rischiare la galera”, come sta capitando in questi giorni all’arcivescovo di Valencia monsignor Antonio Canizares Llovera, che sta subendo un processo pubblico da parte delle associazioni Lgbt. Il presule aveva sottolineato come fosse in atto il tentativo“di imporci una ideologia di genere con leggi inique alle quali non dobbiamo obbedire”. Cañizares aveva anche criticato “l’escalation contro la famiglia da parte di dirigenti politici, aiutati da altri poteri come l’impero gay e certe ideologie femministe”.

Nel libro padre Etienne parla esplicitamente di nuovi totalitarismi, di stretto rapporto tra relativismo e dittatura. E si domanda: “se sono i sondaggi e le maggioranze a deliberare quale sia la ‘verità’ ultima universale che va oltre l’uomo, che ne sarà delle minoranze o di coloro che non condividono le ‘verità’ di chi detiene il potere?” In pratica, di questo passo, il soggettivismo si trasforma in totalitarismo: “[…] saranno escluse le voci che rifiuteranno di conformarsi alle ‘verità’ occasionali, fondate sulle opinioni delle maggioranze. Nuovi totalitarismi, con strategie subdole o violente, stanno emarginando testimoni ingombranti”, appunto come monsignor Canizares.

Addirittura Tony Anatrella con acutezza osserva con giustificata preoccupazione che ormai esiste“un terrorismo intellettuale si sta organizzando sul modello di Khmers rossi (si parla effettivamente di Khmers rosa), istituendo una ‘polizia delle idee’.

Certamente la storia si evolve ma il rischio del totalitarismo è rimasto lo stesso. Così è valido l’enunciato di san Giovanni Paolo II nelle lettera enciclica Centesimus annus (1.5.1991), n. 46: “Se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”.

A questo punto si potrebbero individuare quali sono le ragioni che hanno portato alla devianza del gender.

Nichilismo, dualismo e marxismo

 

Etienne Roze lo spiega nel 1° capitolo del libro, la nuova ideologia del gender ruota intorno a tre termini: nichilismo, dualismo e marxismo. Il nichilismo rifiuta ogni verità oggettiva, sostenendo che ognuno è libero di dare un senso alla realtà e plasmarla a proprio piacimento. Quindi si abbandona il sesso, il dato originario, e si pretende di poter progettare ciò che si vuole per la natura umana. Qui entra in gioco la visione dualista, ovvero la tendenza a rifiutare ogni tipo di realtà duale. In questo scenario l’eterosessualità è interpretata come un modello egemone che impedisce alle altre identità di esprimersi e le cui cause discriminatorie devono essere decostruite e minate attraverso la creazione di un terzo genere.

Questo terzo genere per molti funge da “cavallo di Troia”, “un’eccellente immagine che mostra come, entrando sovversivamente nella piazza, si può prendere possesso dell’intera città e dei suoi abitanti”.

Il Gender un’eccellente aggiornamento del marxismo

 

Pertanto possiamo ricordare che si innesca la dinamica dell’odio introdotta dal marxismo che oggi prende il nome di omofobia e lotta all’omofobia. Del resto per Roze, “la teoria del gender, o meglio l’ideologia del gender, è un’eccellente aggiornamento del marxismo“.

Nella Storia tutto ruota intorna alla parola “differenza”, che apre il varco all’ingiustizia tra l’oppresso e l’oppressore”. Secondo Roze,“Marx aveva denunciato questa ingiustizia nel rapporto tra il proletariato schiavizzato e il padrone borghese: era la questione sociale dei secoli XIX e XX. Un antagonismo che è stato affrontato con la lotta di classe.

Mentre negli anni 60′ e 80′ secondo padre Etienne, le stesse forze culturali e politiche, “hanno spostato la dialettica opponendo la donna emarginata all’uomo patriarcale: era la questione femminile che ha fatto leva contro la disparità uomo/donna grazie alla ‘lotta dei sessi’“. Oggi la gender theory, riprendendo lo stesso principio, contrappone ora le identità di genere queer, (pare che siano una cinquantina, oltre alle identità raggruppate sotto l’acronimo Lgbt) cioè le identità sfavorite, declassate e oppresse, all’eterosessualità egemone grazie alla ‘lotta dei generi'”

E’ una lotta che attraversa tutta la società, secondo il religioso francese, “è la chiave di lettura della prassi marxista . Essa è il principio rivoluzionario e la molla che permette di far evolvere la storia verso un futuro promettente, cioè verso un messianesimo utopico”.

Un futuro nefasto dove “l’aggiornamento femminista dei principi del marxismo è quindi più incline a raggiungere l’umano dal di dentro, cioè l’identità, per smorzarla e decostruirla, fino a svuotarla”. Marx non era arrivato a tanto, l’ideologia del gender si.

Qual è il disegno ultimo della gender theory?

 

“Consapevolmente o inconsapevolmente”, si tratta di una tentazione che va oltre l’orizzonte umano. Scrive padre Roze. Si tratta di una tentazione che supera l’uomo. Cita cosa scriveva nel 2010 l’allora cardinale Jorge Bergoglio – oggi papa Francesco – alle carmelitane di Buenos Aires, mentre il Parlamento argentino si apprestava ad approvare la legge sull’unione di persone dello stesso sesso, vale la pena, riportare la citazione per intero: “la posta in gioco qui è l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. La posta in gioco è la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo privandoli di crescita umana che Dio ha voluto fosse data da un padre e da una madre. La posta in gioco è un rifiuto diretto della legge di Dio incisa nei nostri cuori[…] Cerchiamo di non essere ingenui: non è solo una lotta politica, è una pretesa distruttiva del piano di Dio. Non si tratta di un mero disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma di una ‘mossa’ del padre della menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio”.