La qualità? Non interessa a nessuno, in questo Paese allo sbando. Tutti, però, ne parlano, la promettono, ne discutono. Per poi accantonarla. In politica, in economia, nella scuola, nella cultura. Non serve, semplicemente perché costa. Lo si vede, d’altronde, nella composizione delle liste elettorali. E’ vero che pagare tanto i parlamentari italiani ed europei o i consiglieri regionali non è una garanzia di qualità, come si è perfettamente visto negli ultimi anni. Ma il non pagarli adeguatamente, come vogliono i grillini, di sicuro garantisce la fuga delle persone che hanno competenze, capacità, professionalità e che si ritroverebbero a dover rinunciare a parte dei propri introiti lavorativi. Forse è una scelta ben precisa e meditata, perché se gli eletti non hanno competenze, sono obbligati a farsi guidare dal guru, dal capo supremo. Almeno sino a quando non si montano la testa e si illudono di avere capacità proprie. Con le conseguenze che si son viste.

E gli altri? Abolite le scuole di partito, in nome dell’austerity (in inglese fa più figo e renziano), si cooptano i camerieri dei banchieri sulla base della loro fedeltà al capo. Competenze? Qualità? Macché, non servono. Basta osservare qualche ministro per rendersene conto. I portavoce di Matteo portano davvero la voce, nel senso che ripetono a memoria i mantra del capo. Ma non va certo meglio sull’altro fronte. Idee? Manco una. Forse temono che siano a pagamento. E poi non saprebbero dove andarle a comprare. I soliti nomi, le solite fidanzate trasformate in elette, i soliti slogan. Tutto già visto. Così il prodotto non richiede nuova spese per farlo conoscere. Usato sicuro. Usato sicuramente da non acquistare.

E se la politica non investe in qualità, non lo fa neppure il mondo dell’economia. Impegnato a pretendere leggi sempre più vessatorie nei confronti dei lavoratori. Alla generazione mille euro è subentrata quella da 800 euro. Al mese e per lavori precari. In cambio si vorrebbe qualità? E perché mai? Gli schiavi forniscono mano d’opera, non colpi di genio. Ma ad ogni convegno pubblico son tutti lì a lodare i collaboratori, a ricordare il ruolo fondamentale della risorsa umana. Purché sia gratis. 800 euro al mese sono il miglior incentivo per la fuga dei cervelli. Che infatti fuggono.

E la qualità? Non si fa più, ma si continua a parlarne. In convegni sempre meno affollati, in discussioni sempre più inutili. L’americana Gm lancia, anche in Italia, una pubblicità della Opel in cui si ricorda che la produzione è fatta in Germania con qualità tedesca. Noi vantiamo lo stile americano su auto fabbricate in Polonia? Ma abbiamo ancora la grande risorsa della cultura. Reperti archeologici, musei, architettura urbana. Già, anche in questi casi la qualità costerebbe, dunque se ne fa a meno. Così Pompei può crollare, i musei possono incassare, tutti insieme, quanto incassa il solo Louvre, le città vengono umiliate dalle opere orrende o banali delle archistar italiane sopravvalutate. Beh, almeno le archistar vengono strapagate. Come tutti i vertici di questo “sistema Italia” ormai pronto a digerire anche le ultime briciole del grande pasto.