Conosciamo bene le scaramucce tra Céline e Jünger. Poco invece, sulla lite che ha visto come protagonisti l’immancabile Dottor Destouches e lo scrittore Roger Vailland. Le ripicche, i litigi della polemica infuocata, non erano mai stati tradotti dal francese all’italiano.

Un compito che non poteva svolgere nessun altro, tranne chi ha a cuore l’autore e le sue opere, la verità storica, la ricerca ed una passione incontrollabile per la letteratura del Novecento. E chi altri se non Andrea Lombardi, curatore del primo sito internet completamente dedicato al medico dei poveri, poteva prendersi la briga di far pubblicare “Céline contro Vailland”? Davvero in pochi.

Tra le altre opere di Andrea Lombardi, ricordiamo volentieri “La morte di Céline di Dominique de Roux” (Lantana Editore, 30/04/2015), “Céline ci scrive” (Edizioni Settimo Sigillo, 02/02/2016) e “Un profeta dell’apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze di Louis-Ferdinand Céline” (Edizioni Bietti, 20/03/2018). Insomma, un céliniano doc nonché uno studioso di prim’ordine; bizze e comportamenti, inclusi.

La querelle che Andrea ci presenta, inizialmente, pare simile alla celebre discussione Jünger-Céline. Pare, ma non lo è. Sappiamo che Ernst Jünger, a nostro avviso giustamente, aveva più di una riserva sul “personaggio” ed il pensiero di Céline.

Nello scritto del filosofo tedesco “Irradiazioni. Diario (1941-1945)”, non lesinò e scrisse che «Céline è sorpreso, urtato di sentire che noi soldati non fuciliamo, non impicchiamo e non sterminiamo ebrei; sorpreso che qualcuno avendo una baionetta a disposizione non ne faccia un uso illimitato». Manifestando una certa insofferenza per un uomo che trasudava da tutti i pori «l’immensa forza del nichilismo».

Ma il giornalista e scrittore francese Roger Vailland, scriverà una miriade di falsità su Céline. Racconterà delle mezze verità di comodo e inventerà di sana pianta, un progetto fantasioso per assassinare l’autore de il “Voyage au bout de la nuit”: esposto minuziosamente ai rotocalchi francesi con la goffaggine di chi mente, prima di tutto a sé stesso.

Nonostante i sodali della resistenza francese asserivano il contrario (prima), e quelli della Rive Gauche abbiano dimostrato con interviste e dichiarazioni, l’esatto contrario (dopo). Ma la querelle al vetriolo che riguarda l’indole celtica di Louis-Ferdinand, c’entra poco con la paraculaggine esistenzialista dei tempi della Collaborazione. Presto, gli toccherà scontrarsi con la paraculaggine scientifica, nel corso e nel post-guerra, del Maquis Vallaind.

Insomma, a Montmartre in Rue Girardon numero 4, l’immaginazione di Vailland non riuscì a convincere neppure gli abitanti dell’appartamento al quarto piano. Dove c’era una base della Resistenza di cui faceva parte. Poco più sopra, al quinto piano, l’insipienza di un bel palazzo d’epoca vicino a Le Moulin De La Galette, nel bel mezzo del quartiere artistico, le frottole cederanno il posto al bardo di origini bretoni: Céline ci si trasferirà nel 1941 e il quartiere non sarà più lo stesso. Non lo sarà più neppure Roger Vailland.

Perché uno degli scrittori che ha fatto la Storia della letteratura europea, l’incazzoso, l’attore nato, il donnaiolo impenitente, il medico dei poveri, l’amico leale, il “filo-collaborazionista” (caso mai, l’inguaribile paraculo) che non lesinò nelle aspre critiche a Vichy e Pétain, risponderà per le rime; colpo su colpo, alla commedia di Vailland. L’ultimo libertino del Settecento, il cultore dell’Io, il narciso che invece di defenestrare il potere costituito, conobbe un uomo che era libero, davvero. Quando un bobo non ha altri argomenti se non le solite menzogne.

Céline contro Vailland. Due scrittori, una querelle, un palazzo di una via di Montmartre sotto l’Occupazione tedesca.

A cura di Andrea Lombardi

Eclettica Edizioni, Collana Visioni, 20/04/2019Ppgg. 84, euro 10,00