Nel cuore dell’Alta Engadina , a lambire il lago di Silvaplana, c’è una roccia a forma piramidale dell’altezza di circa tre metri, testimone della storia del mondo, sulla cui sommità sostava Friedrich Nietzsche. Una targa ricordava quel luogo, fin quando uno spirito “democratico” non pensò di toglierla. Lo stesso filosofo raccontava che:

“ camminavo quel giorno lungo il lago di Silvaplana attraverso i boschi; presso una possente roccia che si levava in forma di piramide, vicino a Surlej, mi arrestai. Ed ecco giungere a me quel pensiero: il tempo non ha fine, il divenire non ha scopo. Il corso del mondo non è retto da alcun ordine provvidenziale teso ad instaurare il regno di Dio o della morale; il tempo non procede in modo rettilineo, né verso un fine trascendente ( secondo la tradizione cristiano-giudaica ndr ) , né verso una finalità immanente.” Su quella pietra nasceva la teoria dell’eterno ritorno.

Chi voglia oggi arrampicarsi con pochi svelti passi sui gradini naturali che portano all’apice della roccia per sedersi a contemplare il paesaggio, vedrà

“il prato , dorato dai raggi del sole; sopra le linee oscure, verdi e brune, della foresta; e ancora più in alto, con un crescendo possente delle linee dei monti, le corone delle montagne più alte, scintillanti di grigio azzurro e di bianco nevoso”.**

Ma chi, sempre assiso sul culmine della roccia, vorrà guardare più in là, davanti a sé , oltre il paese di Silvaplana, vedrà inerpicarsi sulla montagna , i primi tornanti del passo dello Julier. Qui soldati sotto la guida di Giulio Cesare spingevano carri ed animali , lungo binari scavati nella pietra, per raggiungere con fatica il valico e poi scendere giù, fino alla città di Coira, per partire alla conquista della Gallia. Nell’impervio viaggio disdegnarono i villaggi che incontrarono, perché la meta era l’annessione dei territori transalpini .

“E spesso si dà maggior valore nel trattenersi e passare oltre : allo scopo di conservarsi per un nemico più degno!”*

Se invece dalla roccia si vuole volgere lo sguardo alla propria destra ,verso il fondovalle, si vedranno prati verdeggianti circondati da boschi. Su questi pianori narra la leggenda che si accampò Carlo Magno , prima di raggiungere l’Italia per farsi incoronare a Roma imperatore, nel Natale dell’ 800 d.C. Durante la sosta in Engadina, re Carlo, un uomo imponente alto uno e novanta, venne sorpreso da una tempesta di neve, di una tale violenza da fargli temere per la sua vita. Come ogni grande uomo oltre alla paura della morte, c’era la preoccupazione di far trasparire questo sentimento tra gli uomini del suo seguito.

“Ha cuore chi conosce la paura, ma sa tenerla a freno; chi guarda l’abisso, ma con superbia.

Chi vede l’abisso, ma lo vede con l’occhio dell’aquila – chi sa afferrarsi all’abisso con gli artigli dell’aquila : costui ha coraggio.” *

Carlo Magno superò la prova e divenne imperatore; ai suoi piedi tutta l’Europa.

Dietro la roccia a forma di piramide le acque di una cascata raggiungono la riva del lago. Qui passò più volte Marcel Proust e lo ricordò in uno dei suoi appunti :

“ Il sole faceva passare l’acqua in tutte le sfumature e il nostro animo in tutti i piaceri.”

Potremmo citare altri personaggi illustri, come lo scrittore Thomas Mann o il pittore Segantini, che da viandanti passarono accanto a quella roccia, che oggi i turisti e gli sportivi in mountain bike disdegnano per mancanza di conoscenza.

Quel piccolo, insignificante monumento di pietra custodisce l’anima dell’Europa, che grazie a illuminati pensatori ,a grandi condottieri e a uomini di fede costruì nei secoli la più grande civiltà della storia.

Oggi l’ Europa, erede designata di tale civiltà, fatica ad essere nazione. E’ unita solo dal cemento posticcio dell’alta finanza, dai reticoli di una moneta che nessuno sente propria.

“Meglio restare debitori che pagare con una moneta che non porta la nostra immagine! Così vuole la nostra sovranità”.***

Non si trovano né si intravedono all’orizzonte uomini grandi capaci di dare un’anima ed una speranza a questa Europa. Uomini di forti qualità, refrattari al fanatismo, ma permeati di grandi valori, che indichino una strada e sappiano opporsi alle minacce delle nuove barbarie.

Oggi i leader del mondo sono personalità opache e transitorie.

“In tutti i destini umani non vi è disgrazia maggiore del non essere i potenti della terra anche i primi fra gli uomini. Allora tutto diventa falso, obliquo e mostruoso.”*

Perfino nell’ambito della Chiesa, al di sotto del pontefice, predicano personaggi arrendevoli e non sempre coerenti .

“Noi siamo, in una parola — e deve essere , questa, la nostra parola d’onore — buoni Europei, gli eredi dell’Europa, i ricchi stracolmi, ma anche negli obblighi smisuratamente ricchi eredi d’un millenario spirito europeo: in questo senso siamo cresciuti troppo anche per il cristianesimo, ostili a esso proprio perché è nel cristianesimo che abbiamo le nostre radici, perché i nostri antenati furono cristiani, di un’onestà assoluta come tali, essi che hanno sacrificato di buon animo alla loro fede sostanze e sangue, ceto sociale e patria. Noi — facciamo lo stesso.”***

Si avvicina l’autunno…

“Intanto il vento corre pei pendii della montagna e modula la melodia della tarda estate; poi tace del tutto: è il volto della natura ad intimidirlo? così scolorato e immobile? Chissà; tutto è incerto, come i primi sogni del viandante che ha camminato la giornata intera.”***

…che il declino della natura non corrisponda al nostro declino!

 

Dalle opere di Friedrich Nietzsche : *Così parlò Zarathustra ** Umano, troppo umano *** La gaia scienza