Bene il governo, che si sta muovendo attivando i canali diplomatici, ma occorre mettere in campo una grande mobilitazione dell’opinione pubblica. E’ quanto sostiene il coordinatore del Pdl ed ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a proposito della vicenda dei marò italiani arrestati in India. Durante una conferenza stampa alla Camera, La Russa ha rivolto un invito “ai sindaci, ai presidenti delle Province e delle Regioni affinché espongano lo striscione che abbiamo preparato”: una grande foto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con l’appello ‘Salviamo i nostri marò’.

“Ci sembra doveroso – ha spiegato la Russa – che i nostri cittadini esprimano vicinanza a due persone che stavano svolgendo il loro lavoro, con la benedizione non solo del Parlamento ma anche della Nato”. La prima cosa da fare ora, secondo i parlamentari del Pdl, è far rilasciare Latorre e Girone. ‘Riportiamoli a casa’, si legge, infatti, sullo striscione che è stato presentato in sala stampa alla Camera oltre che da La Russa, anche da Massimo Corsaro, Filippo Ascierto, Viviana Beccalossi, Giampiero Cannella, Salvatore Cicu, Giuseppe Cossiga, Paola Frassinetti, dal presidente della commissione Difesa del Senato, Piero Cantoni e dal senatore Pierfrancesco Gamba.

“La nostra – ha detto ancora La Russa – vuole essere un’iniziativa non di parte ma aperta a tutti quelli che hanno a cuore la sorte dei due marò”. Un’iniziativa “rivolta anche all’opposizione e alle forze sociali”. “Ci piacerebbe – ha aggiunto il coordinatore del Pdl – che si mettesse in moto un movimento di opinione che c’è stato per Sakineh (la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e omicidio) o per Simona Pari e Simona Torretta”, le due cooperanti italiane rapite e poi rilasciate nel 2004 in Iraq. “Oggi, a maggiore ragione – ha ribadito La Russa – c’è bisogno della vicinanza e della solidarietà di tutti gli italiani”. Vicinanza e solidarietà che possono essere testimoniate anche in rete, su Facebook al link:

http://www.facebook.com/pages/Salviamo-i-nostri-Mar%C3%B2/366662573352956?ref=tn_tnmn

IL PUNTO – La vicenda che vede coinvolti i marò, già impegnati in missioni internazionali in Afghanistan, Libano, Kosovo e Iraq (“due militari preparati e con una grande esperienza, non gente che ha il grilletto facile”, ha sottolineato La Russa) appare ad oggi confusa nella ricostruzione. “Per ora – ha dichiarato l’ex ministro della Difesa – c’è una sola, inequivocabile, certezza: i fatti sono avvenuti in acque internazionali e quindi i due marò devono essere giudicati dalla magistratura italiana”. La Russa ha inoltre fatto sapere di aver sentito per telefono il ministro degli Esteri Giulio Terzi: “Mi ha riferito che lui era contrario al rientro della petroliera italiana nel porto. Il suo era solo un parere, perché credo non avesse alcuna possibilità di ordinare al comandante della nave di rimanere in acque internazionali”. La ricostruzione dei fatti per i quali sono accusati i nostri militari presenta diversi fattori di incertezza. “Secondo le autorità indiane sono morti due pescatori che non avevano nulla a che fare con i pirati, ma – aveva commentato l’ex ministro in mattinata – non è per nulla certo che siano stati i militari della nave italiana a sparare. Altre navi erano sotto attacco”. Il riferimento è al mercantile greco ‘Olympic Flair’, uno dei punti oscuri di questa vicenda ingarbugliata sotto il profilo giuridico e della dinamica degli eventi. Per certo, le autorità indiane sapevano che il mercantile greco era stato attaccato dai pirati, alle 21.50 locali, a sole due miglia e mezzo dalla costa. Un orario e una posizione compatibili con quanto riferito dall’equipaggio del peschereccio colpito. Tuttavia, gli inquirenti locali hanno taciuto l’episodio, correlando subito l’uccisione dei due pescatori con il presunto attacco subito dalla ‘Enrica Lexie’, avvenuto ore prima e molto più al largo. Ieri l’Icc, la Camera di commercio internazionale, ha ribadito in una comunicazione alla Marina militare italiana il contenuto del suo rapporto reso noto due giorni fa (un attacco da parte di 20 pirati su due imbarcazioni, sventato alle 21.50 locali, a circa due miglia e mezzo da Kochi) e confermato che la nave coinvolta è l’Olympic Flair, ma la Marina mercantile greca smentisce la ricostruzione mentre l’armatore si trincera dietro un secco no comment.
La procura di Roma, che ha ricevuto una prima informativa della Farnesina sulla vicenda, ha deciso di avviare una rogatoria internazionale per acquisire le ‘prove’ che le autorità indiane hanno finora negato di produrre: risultati dell’autopsia, proiettili, perizia balistica e quella sullo scafo colpito. Una serie di anomalie e incongruenze che si allunga di ora in ora.
 Non porta alcun contributo di chiarezza la notizia, diffusa dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura al termine dell’incontro con l’omologo indiano Preneet Kaurche, che “i due paesi convengono sul fatto che l’incidente è avvenuto in acque internazionali” . Il riconoscimento, a quanto si apprende, non cambia la situazione di stallo. Secondo la sezione 4 del codice penale indiano, infatti, un reato commesso “ovunque” contro un cittadino o una imbarcazione indiani può essere perseguito in India. Quindi, anche fuori delle acque territoriali. Parlando alla stampa, Kaur ha dichiarato: “Loro hanno la loro interpretazione, noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda – ha aggiunto – qui in India noi ci muoveremo in base alle nostre leggi”. 
Intanto, è stata presentata all’Alta Corte del Kerala l’istanza per la l’annullamento del provvedimento di custodia dei due marò per i quali lunedì scorso il giudice KP Roy aveva disposto la custodia cautelare fino al 5 marzo. Non si esclude che il magistrato possa disporre per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone anche la detenzione in carcere.