Dovrebbe stupire l’approdo alla camicia bianca della sinistra italiana ed europea? Non troppo, a pensarci bene. L’abbandono del sanguigno e rivoluzionario colore rosso per il più pacifico e neutro bianco (colore che è anche segno di resa e di rinuncia) fotografa in effetti molto bene quella che è la condizione di un’area politica tormentata da aspettative tutte post-ideologiche. Il bianco, spiega lo storico dei simboli Michel Pastoureau, come “grado zero” del colore. Come assenza. Come ripartenza della politica dove globalizzazione, spettacolarizzazione e politicamente corretto hanno cancellato le sfumature, tutte le sfumature. E dunque il bianco è la scelta cromatica, alla fine, più azzeccata. Nella sua neutralità, infatti, indica mancanza di profondità, l’obbligo di restare in superficie.
Ecco tutti i significati del bianco secondo Pastoureau: castità e innocenza, colore della pulizia e del freddo (gli elettrodomestici, non a caso, sono bianchi così come i detersivi), colore del freddo, della semplicità e della discrezione, delle stanze da bagno, colore della vecchiaia. Ma soprattutto nella gerarchia dei colori il bianco sta sempre al livello più basso: la cintura bianca nel Judo, la pista bianca nello sci… Il bianco si caratterizza infine come “assenza di colore”: i fantasmi, le apparizioni, la paura si associano ad esso. Poi, è vero, il bianco è anche il colore del divino, ma solo in quanto associato alla luce e opposto al nero. Non è il caso delle camicie bianche esibite dai leader della sinistra europea.
Da Segnavia.it, 9 settembre 2014