Per un po’ i profeti del buonismo a senso unico, sempre pronti a ridimensionare i rischi dell’immigrazione fuori controllo e del terrore jihadista, avranno ottimi argomenti. Potranno continuare a puntare il dito contro islamofobi e presunti razzisti. Ma lo stragista Brenton Tarrant, già eretto a simbolo del nuovo pericolo suprematista, è soprattutto un un emulo dello Stato Islamico. La sua azione, abbietta ed oscena, è opposta ma perfettamente simmetrica a quella codificata dagli strateghi delle Bandiere Nere.

Come i lupi solitari del jihad ha tratto ispirazione dalla rete e non ha avuto bisogno di un’organizzazione per agire. Ma dagli uomini dell’Isis ha mutuato, oltre a ferocia e metodologia, anche motivazioni e linguaggio. Gli stragisti dell’Islam radicale ripetono di voler vendicare i musulmani uccisi dalle bombe occidentali. Tarrant è convinto di dover vendicare una razza bianca sull’orlo dell’estinzione, minacciata dall’invasione di masse musulmane. E al pari degli assassini nel nome di Allah, sempre attenti a lasciare su internet un testamento spirituale, anche Tarrant ha pubblicato un manifesto in cui elenca le proprie presunte ragioni. Sul fronte della strategia comunicativa il filmato della strage pubblicato in diretta su Facebook è un’altra dimostrazione dell’opposta ma perfetta simmetria tra il terrorista di Christchurch e i suoi alter-ego jihadisti. Come i militanti di Al Baghdadi sempre pronti a pubblicare le immagini di decapitazioni e altri orrori per instillare paura negli infedeli e ammirazione nei dei simpatizzanti, anche Tarrant diffonde su Facebook le immagini dell’eccidio per spingere i propri simili a emularlo.

Ma la strage di Christchurch è perfettamente consequenziale a quelle jihadiste anche in termini di causa-effetto. Uno degli obbiettivi del terrorismo è da sempre – quello di spingere il nemico a un’azione spropositata per capitalizzare lo sdegno di chi la subisce, guadagnare consensi e attirare nuovi militanti e sostenitori. Per lo Stato Islamico, messo all’angolo in Siria e Iraq, la strage di Christchurch è oggi autentica linfa vitale, indispensabile per restituire a tanti islamisti delusi e scoraggiati la voglia di combattere gli odiati infedeli