“Alla mafia, in questi anni, è stato addebitato di tutto anche quello che non ha fatto. A trentaquattro anni dalla strage di Pizzolungo non si è arrivati alla verità per i segreti di Stato”. Lo ha detto Carlo Palermo, il magistrato scampato alla strage a Trapani il 2 aprile 1985, che causò la morte di Barbara Rizzo e dei figli gemelli Giuseppe e Salvatore. “Non è vero che chi ordinò la strage – ha aggiunto – non colpì il bersaglio: sono rimasto vivo ma a 37 anni la mia attività di magistrato è stata fermata e con essa anche le indagini”.

“Oggi ricorre il trentaquattresimo anniversario di una strage dimenticata, quella di Pizzolungo, in cui, nell’attentato al sostituto procuratore della Repubblica di Trapani Carlo Palermo, rimasero dilaniati da un’esplosione i gemellini Giuseppe e Salvatore Asta, di 6 anni, e la loro madre, Barbara Rizzo, che li stava accompagnando a scuola”. Lo afferma, in una nota, il Procuratore della Repubblica di Palmi, Ottavio Sferlazza. “A loro – aggiunge – va il mio commosso ricordo. Ma voglio rivolgere anche un pensiero ai sopravvissuti: Carlo Palermo, l’autista Rosario Maggio e gli agenti di scorta Raffaele Di Mercurio, Antonio Ruggirello e Salvatore La Porta, rimasti gravemente feriti”.

“All’epoca – dice ancora il procuratore Sferlazza – svolgevo le funzioni di giudice istruttore penale a Trapani, mia prima sede, e la macchia di sangue lasciata dal corpicino straziato di uno dei bambini sulla parete di una palazzina a centinaia di metri dal luogo dell’esplosione, rimarrà per me un indelebile e terribile ricordo per alimentare e custodire il dovere della memoria”.