Il vocabolario definisce l’impudicizia “irriguardosa e ostentata mancanza di pudore”;
l’impudenza “cinica e irriverente mancanza di ritegno”; l’imbecillità “menomazione nelle facoltà mentali e psichiche”.
Scegliete voi quale di queste fattispecie ascrivere a Gianfranco Fini, che ancora oggi, 5 febbraio, discetta sul Corriere della Sera su natura e destini della destra.
A me basta giudicarlo imbelle, incapace, cioè , di qualsiasi azione seria e dignitosa.
Fin da quando, liceale a Bologna, disertava le manifestazioni della Giovane Italia, adducendo ragioni di studio, come se riguardassero soltanto lui, salvo poi, assunto da Almirante al vertice del MSI, inventarsi presenze attivistiche davanti ai cinema bolognesi.
Fin da quando, terminati gli studi e trasferitosi a Roma, penso’ callidamente di iscriversi al partito non presso la sezione territoriale competente o presso la Federazione Provinciale, bensì, vantando la sua provenienza bolognese, presentandosi al deputato di Bologna, nonché membro dell’Esecutivo Nazionale e Presidente Nazionale del Fronte della Gioventù, cioè al sottoscritto, nella sede centrale di Via Quattro Fontane.
Fin da quando, cooptato nella Direzione Giovanile, si dedico’ al servizio di Assunta Almirante, seguendola nelle vie della moda capitolina, reggendo le buste dello shopping.
Fin da quando snaturo’ Alleanza Nazionale, prima omologandola ai partiti antifascisti, poi sciogliendola nell’intruglio berlusconiano, salvo abbeverarsi alla prima occasione ai boccali del centrosinistra.
E’ pur vero che “chi si ferma e’ perduto”; che la vita e’ cambiamento; che non cambia mai idea soltanto chi non ne ha. Ma se avanza o tenta di avanzare verso un traguardo più alto, non verso uno scranno più comodo; se sviluppa idee nuove, non se adotta le vecchie altrui; se cresce culturalmente e politicamente, non se passa al nemico.
La “comparsa” sul Corriere non è casuale, ha lo sgradevole sapore d’un “servizio”, l’ennesimo, al Palazzo: per accrescere l’atomizzazione e la confusione che già affliggono le destre residuali, annichilite anche da lui. Con disonore.