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Gli ultimi eventi politici italiani stanno dimostrando, a mio parere, la volontà del “sistema” consociativo europeista (dove governano insieme i “popolari”, ossia democristiani, e socialisti) di impedire lo sviluppo di movimenti alternativi da loro definiti “populisti” ma che in realtà intendono difendere le rispettive sovranità nazionali ed i diritti fondamentali dei loro popoli.

Infatti, dopo il successo del referendum inglese del 23 giugno per l’uscita dall’Unione Europea e la recente vittoria dell’”AFD” in Germania (mentre se ne prevedono altre in Austria, Francia, Olanda), i sostenitori dell’”establishment” europeista in Italia stanno sviluppando una serie di attacchi a quelle forze politiche che sostengono le stessi tesi. Si tratta principalmente della Lega Nord guidata da Salvini, di Fratelli d’Italia guidata dalla Meloni ed anche del Movimento “5 Stelle”, balzato all’attenzione nazionale dopo la vittoria alle elezioni comunali di Roma, il quale – sia pure ad intermittenza e confusamente – sostiene tesi contrarie all’Euro ed al governo dell’Unione Europea.

Ha iniziato, come sempre, Silvio Berlusconi rifiutando di far vincere a Roma Giorgia Meloni per sostenere un candidato del tutto estraneo al mondo di destra, quale Marchini (che è sparito dal dibattito politico, anche a livello locale); e Berlusconi ha detto chiaramente che non bisognava sostenere chi è “estremista”, “populista”, “lepenista”. Questa linea è stata proseguita dal suo nuovo “avatar”, Stefano Parisi, il quale, mentre da un lato insiste su queste definizioni, dall’altro nulla dice sulla questione dell’Euro, sulla paralisi economica provocata dalle “direttive” europee e soprattutto sull’immigrazione incontrollata che tanti problemi sta provocando alle popolazioni italiane.

Naturalmente, anche il PD è su questa posizione, sostenuta dai suoi “ispiratori” quale l’ex-presidente Giorgio Napolitano e l’ubbidiente – ai poteri bancari – Matteo Renzi.

In questi giorni, poi, si è scatenato l’attacco al sindaco di Roma, Virginia Raggi, prendendo spunto dall’incertezza e dalla confusione dimostrata dal suo Movimento per la costituzione della giunta e per l’emergere di contrasti personalistici all’interno.

Basta guardare i giornali cosiddetti di “destra” – “Libero”, “Il Giornale”, “Il Tempo” – per constatare: la virulenza degli attacchi alla Raggi sostenuti ambiguamente anche mediante la quotidiana indicazione di tutti i “mali” di una Capitale abbandonata a sé stessa da decenni; il silenzio o la minimizzazione sulle iniziative e le dichiarazioni degli esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia; l’esaltazione di Stefano Parisi, il cui unico risultato politico finora conseguito è stato la sconfitta alle elezioni comunali di Milano.

Non solo, ma l’assoggettamento al partito popolare europeo da parte degli ambienti berlusconiani è giunto al punto di evidenziare il duro attacco fatto dalla Germania, tramite il suo ministro delle finanze Schauble ed altri, a Renzi per aver partecipato alla recente riunione di Atene dei Paesi europei mediterranei. Iniziativa, questa, che certamente non avrà seguito ed influenza per la pavidità dei partecipanti, ma che potrebbe essere – se portata avanti con decisione e con proposte concrete – una risposta all’egemonia “nordista” sull’Unione Europea guidata dalla Germania.

A tutto ciò si aggiunge la comica finale, nel senso che è riemerso Gianfranco Fini a Mirabello per dire che la destra deve smettere di fare proclami e di essere lepenista (lo dice lui, che correva appresso a Jean Marie Le Pen, invitandolo anche ai suoi comizi per apparire “estremista”!) e dice di apprezzare Parisi (forse allo scopo di rientrare nel nuovo calderone che sta costituendo): però è significativo un certo rilievo giornalistico alle sue dichiarazioni.

Infine, c’è l’ineffabile ministro dell’interno, quello responsabile del trasporto di centinaia di migliaia di immigrati, che ribadisce il suo solito slogan: “io sto con voi, se non c’è la Lega”.

Insomma, ci sembra di scorgere un piano articolato che passa dai “moderati” berlusconiani agli ex-esponenti del fu Popolo della Libertà, senza ovviamente trascurare il partito democratico rappresentato mediaticamente dai Fiano e dai Romano, per impedire lo sviluppo anche in Italia dei movimenti da loro definiti “populisti” (che non è un’offesa, sia chiaro: ma che potrebbero essere meglio chiamati “sovranisti”) così come sta avvenendo nel resto d’Europa.

Pensiamo che dobbiamo essere ben consci di questa manovra, per mettere in guardia dal fatto che il richiamo all’unità contro la “sinistra” (con la quale però i “moderati “sono alleati e governano in Europa) proveniente dalle sirene politiche e giornalistiche del centro-destra, ha in realtà lo scopo di impedire lo sviluppo anche in Italia di un forte movimento per la sovranità nazionale.