Il Secolo d’Italia commenta un editoriale di Ernesto Galli della Loggia a proposito della fine delle ideologie e di una ipotetica mescolanza tra destra e sinistra. Al di là delle valutazioni del giornalista, condivisibili o meno (meno), ciò che è davvero interessante è la suddivisione che stabilisce tra gli elettori. Per il Secolo, infatti, a destra votano i proprietari di immobili, i tassisti, i farmacisti, i commercianti e gli artigiani, i militari e gli agricoltori. Mentre la sinistra si deve accontentare di operai e pensionati, oltre agli insegnanti, agli artisti, agli intellettuali ed ai magistrati.

Considerando i pesi delle diverse categorie, la destra dovrebbe quindi poter contare sulla stragrande maggioranza dei voti. Basti pensare all’incidenza delle abitazioni di proprietà delle famiglie italiane. Peccato che tra i proprietari di case ci siano anche i cattivi intellettuali, tutti komunisti. Per non parlare dell’esercito di insegnanti al soldo dell’Armata Rossa o di quei maledetti pensionati che in tinello conservano il ritratto di Baffone.

Forse un po’ troppo schematica l’analisi del Secolo? Però significativa di un atteggiamento e di un pensiero che hanno portato l’area al disastro attuale. Un pensiero che pare proprio quello appiccicato dagli avversari: la destra come area politica di riferimento dei ricchi palazzinari, degli apparati dello Stato e di chi ha il denaro come unico ideale, a fronte di una sinistra che è il rifugio dei creativi, di chi pensa, di chi è sfruttato. Insomma, un perfetto spot elettorale per il Pd.

Sarebbe interessante capire cosa spinga il Secolo ad una reazione pavloviana di fronte alle categorie di lavoratori “del pensiero”, dagli insegnanti agli artisti. Senso di inadeguatezza? Invidia? Senso di colpa per aver sempre trascurato questi settori e per aver costantemente osteggiato gli intellettuali vicini ? Neppure pochi, tra l’altro, come possono provare le iniziative editoriali di Gianfranco De Turris o di Susanna Dolci, di Enzo Cipriano e Alessandro Amorese. Tutti elettori di sinistra, secondo il Secolo.