Scriviamo queste poche righe, un po’ politiche ma anche un po’ depresse, all’uscita dal Quirinale del Duo di governo (ancora in pectore). Salvini e Di Maio stanno per varare la goletta governativa, ponendo a capitano tale Conte. Uno del tutto sconosciuto, ma (dicunt) preclaro professore di diritto privato. Disciplina azzeccata, visto che il governo si poggerà su un “contratto”, il negozio giuridico caposaldo… del diritto privato.

Ma, ”Ignoto 1” detto Conte, non sarà il capitano Achab di Melville, introspettivo quanto decisionista, sarà il suo contrario. Per dirla con Giusti, un Re Travicello nelle mani del Duo, un curioso cultore del consenso tra le parti, spina dorsale del diritto privato, che invece prenderà ordini. Dal Duo, appunto. Perché Salvini, gettando alle ortiche il consenso dirompente verso il centrodestra, abbia accettato questa opera buffa non lo comprendiamo. Ma l’uomo è furbo, un disegno lo avrà di certo.

E’, invece, autentico motivo di studio l’altro sodale: Di Maio (Giggino). Costui è una contraddizione vivente, animato da uno spirito talmente contrario che, se avesse letto qualche paragrafo della materia, alla testa di ricchi borghesi avrebbe intentato la Rivoluzione di Novembre contro Lenin. Tanto per far vedere che è uno che ci sa fare. Uno che, goetianamente parlando, la mattina allo specchio coglie il suo attimo fuggente recitandosi il “Arrestati, sei bello!”. Senza saper perché lo dice, ma sentendosi un Dorian Gray. Però senza averne la classe, visto che alla fine Oscar Wilde il ritratto glielo aveva fatto riporre in soffitta.
Noi non siamo in grado di spiegarci il motivo per il quale un tizio da stadio, nel senso che lì lavorava e – forse – vendeva bibite, voglia diventare… ministro del Lavoro. Abdicando, fra l’altro, dal ruolo che (lui) riteneva più consono per la sua persona: Presidente del Consiglio! Insomma, una riscrittura alla pizzaiola del Pianeta Proibito di Stuart, dove si stigmatizzava l’uomo in possesso di grandi mezzi, ma incapace di gestirne la conoscenza.
Però, occorre ammetterlo, nel tempo il suo uso del congiuntivo è diventato, per cosi dire, più classicheggiante. Quasi quasi lo azzecca, lasciando intravedere un luminoso futuro per il condizionale. Ma rimandando alla sua reincarnazione il participio passato e, specialmente, il gerundio. Un traguardo di qualità che nemmeno il Pigmalione di Bernard Shaw avrebbe fatto raggiungere.
Peccato, però, che le ricadute di simil disastro non saranno a carico della cassetta delle bibite e dintorni. Saranno a carico della “Povera Italia”, sempre più dantesca “nave senza nocchiere in gran tempesta”!
Con questo articolo abbiamo scomodato un po’ troppo la letteratura? Forse sì. Ma la prossima volta saremo più appropriati: useremo la psicoanalisi.