Prima o poi doveva, e dovrà, accadere.

L’illusione del partito unico del centrodestra sul modello europeo si è frantumata sull’incapacità di Berlusconi di disegnare un futuro oltre sé stesso, sull’accanimento giudiziario che lo ha colpito e affondato, nonché sulla irresistibile brama di potere che accomuna i democristiani di ogni tempo e latitudine.

Quello che faticosamente è stato costruito negli anni, pur perdendo qualche pezzo, lascia dopo di sé un cumulo di macerie.

Da qui dobbiamo cominciare la ricostruzione. E la ricostruzione passa inevitabilmente da una scomposizione e da una ricomposizione.

Un soggetto centrista, irrimediabilmente filo-governativo, ieri montiano poi pentito e oggi lettiano. Una ridotta di pasdaràn berlusconiani legati inscindibilmente alle sorti del Lider, con il tentativo di alcuni di rigenerare un moderno partito di centrodestra liberale e popolare sulle ceneri del berlusconismo mai tradito.

I percorsi non si sono ancora divisi formalmente ma la prospettiva è chiaramente divergente.

E poi noi.. Quelli che ci hanno creduto ma hanno capito per tempo che la stagione del partito unico stava finendo e male, che non c’era volontà e forse nemmeno capacità di lasciare qualcosa di grande e di bello per le generazioni future. Quelli che hanno tenuto la barra a dritta quando sarebbe stato più facile accodarsi al Capo che prendeva i voti per tutti in remissione dei peccati.

Quelli che si sono messi in testa di dare una casa accogliente e rinnovata a milioni di italiani che hanno smesso di credere alla rappresentazione caricaturale che il centrodestra ha dato di sé in questi mesi.

E sta a noi farci carico di un progetto inclusivo per tutti coloro che, al di là delle provenienze, credono possa esistere una nuova Destra italiana. Credibile, rispettata, moderna.

La chiamo Destra non a caso, anche per riscattare l’onore di un termine che negli ultimi giorni è stato associato spregiativamente all’agitarsi scomposto di falchi e pitonesse. La Destra è un’altra cosa: mette l’interesse della Patria e del Popolo davanti a tutto e tutti, ha il senso dello Stato e delle istituzioni che si devono cambiare ma non si possono violentare, ama la coerenza e il rispetto della parola data e non insegue il tatticismo e le convenienze personali.

Questa Destra, che in tanti Paesi si chiama così e che in Italia ci ostiniamo a chiamare centrodestra, c’è. È diffusa ben oltre i confini elettorali di Fratelli d’Italia. È presente in alcuni protagonisti della politica, i migliori dei quali vogliamo coinvolgere nel processo di evoluzione di FDI, ma è ancor più presente nella società.

Ora che pian piano il moloch berlusconiano comincia a sfaldarsi, tante energie possono entrare in circolazione, dando vita ad una nuova stagione di impegno e ricostruzione.

E allora un appello ai tanti che ancora tentennano in attesa di vedere cosa accade: non diteci più “fate un partito grande e poi io arrivo”, aiutateci a costruirlo questo partito grande, o meglio questo grande partito. Non pretendiamo da tutti la nostra stessa incoscienza ma un po’ di coraggio quello si.

Non sapete quanto sia bello tornare ad innalzare una bandiera orgogliosa e pulita, quanto sia figo poter dire quello in cui si crede senza tema di smentita. Anche noi avevamo perso un po’ il gusto e con questa avventura l’abbiamo ritrovato. Questo è il tempo delle scelte. Chi osa vince!