Il dramma di Trento, con l’omicidio suicidio di due bambini in tenera età massacrati a martellate dal padre che si è poi tolto la vita gettandosi in un dirupo, non deve essere frettolosamente addebitato al presunto crack finanziario di cui si sta parlando. Sicuramente esisteranno motivazioni economiche che hanno proiettato la loro ombra su una famiglia apparentemente felice ma da sole non bastano a spiegare l’efferatezza di quanto accaduto. Così come i presunti contrasti sorti nella coppia.

La motivazione va cercata, secondo me, nell’ormai sempre più diffusa incapacità di accettare la sconfitta, di fare un passo indietro e ricominciare…

Nel sopportare la frustrazioni che inevitabilmente, prima o poi, il destino ci riserva. Davanti alle quali, alcune persone, preferiscono distruggere la vita — propria e quella degli altri — piuttosto che svegliarsi dal sogno che li possiede…