image-2

L’Ungheria si accinge a costruire una seconda barriera alla frontiera serbo-magiara. Lo ha annunciato ieri il primo ministro magiaro Viktor Orbàn, durante la consueta conversazione del venerdì a Radio Kossuth. Sarà una «linea di difesa più solida» dell’attuale, capace di bloccare l’eventuale ondata di «centinaia di migliaia di persone» nella probabilità che Erdogan stracci gli accordi con la UE ed apra nuovamente i rubinetti.

In Turchia — un paese, ricordiamo, sull’orlo della guerra civile — stazionano quasi tre milioni di profughi e,  secondo i dati Onu, ogni settimana da fine luglio approdano sulle coste greche circa 6-700 disperati. Un segnale chiaro a Bruxelles. Non a caso il primo ministro turco Binali Yildirim ha parlato di accordo in bilico e di potenziali «enormi problemi» incombenti sull’Ue, causa nuove migrazioni.

Da qui la decisione di Orbàn:  «è giunto il momento di pensare alla nostra sicurezza», perché se l’accordo Ue-Turchia franerà improvvisamente allora «sarà troppo tardi per reagire». Il premier non esclude misure drastiche poichè «il confine non può essere difeso con fiori e peluche», servono «polizia, soldati, armi». E volontà politica. A Budapest c’è, nel resto d’Europa meno.