Malgrado le proteste del governo Netanyahu, la Commissione europea ha approvato la cosiddetta “nota interpretativa” alle linee guida pubblicate ad aprile 2013 per l’etichettatura dei prodotti che provengono dai territori palestinesi occupati da Israele. La nota era stata condivisa da 16 governi dell’Unione, compresa l’Italia. In pratica è prevista l’indicazione di provenienza sui prodotti  degli “insediamenti” ebraici in Cisgiordania, sinora catalogati come israeliani.

Il timore a Gersalemme è che, se etichettate correttamente, le merci vengano prese di mira da campagne di boicottaggio, colpendo ulteriormente la già fragile economia dei “coloni”. Secondo il ministro Yuval Steinitz, la decisione è uno schiaffo ad Israele mentre vengono ignorate altre situazioni simili. «C’è forse qualcuno nell’Ue che vuole etichettare i prodotti del cosiddetto nord occupato di Cipro? – si è chiesto il ministro -. Ci sono alcuni dibattiti sui territori occupati nel mondo. C’è forse qualcuno che vuole etichettare i prodotti del Tibet o del Kashmir?».