Un tribunale turco ha condannato al carcere a vita in forma “aggravata” [prigione fino alla morte, sotto strette misure di sicurezza] almeno 104 ex militari e ufficiali, per il loro coinvolgimento nel (fallito) golpe dell’estate 2016. Di recente il presidente Recep Tayyip Erdogan ha chiesto la reintroduzione della pena di morte per autori e promotori del colpo di Stato.

Secondo quanto riferiscono i media ufficiali turchi, davanti ai giudici del tribunale di Smirne, sulla costa dell’Egeo, sono comparsi un totale di 280 ex militari. Di questi, almeno 52 hanno ricevuto condanne di minore entità in base all’accusa di “favoreggiamento nel tentativo di assassinare il presidente” e di “appartenenza a una organizzazione terrorista”. Almeno 21 persone dovranno trascorrere i prossimi 20 anni in cella; a queste se ne aggiungono 31 con pene variabili fra i sette e gli 11 anni. Stralciata, infine, la posizione di altri 143 imputati.

Tra i condannati ci sono l’ex comandante dell’Aeronautica Militare, il generale Hasan Huseyin Demirarasl, l’ex capo di Stato maggiore nell’Egeo, il generale Mamdouh Hakbil, il contrammiraglio Suleyman Manka e altri alti gradi militari licenziati e arrestati dopo il golpe.

A poco meno di due anni dal fallito golpe in Turchia, che nella notte fra il 14 e il 15 luglio 2016 ha visto vacillare, per alcune ore, il dominio del presidente Recep Tayyip Erdogan, prosegue dunque la campagna di repressione lanciata dalle autorità contro presunti complici o sostenitori. Fra le accuse, spesso pretestuose, l’affiliazione a gruppi “terroristi” curdi o l’appartenenza al movimento che fa capo al predicatore islamico Fethullah Gülen, in esilio in Pennsylvania (Stati Uniti). Secondo Erdogan e i vertici di governo, egli sarebbe la mente del colpo di Stato in Turchia in cui sono morte 270 persone, migliaia i feriti. In totale le persone arrestate sono oltre 50mila, quelle sospese o cacciate dal luogo di lavoro – pubblico o privato – più di 150mila.

 

 

fonte Asia News